Leopold von Sacher Masoch.
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Chiaro di luna.
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Titolo originale: Mondnacht in Galizien.
Traduzione di: Luigi  Ferrara.
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1900. Detken & Rocholl Editori, NAPOLI.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: CATIA RIGHI per il Progetto Manuzio, iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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L'AUTORE.
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Il barone Leopold von Sacher-Masoch (Leopoli, 27 gennaio 1836. Lindheim, 9 marzo 1895 oppure Mannheim, 1905)  stato uno scrittore e giornalista austriaco di origini ucraine. Il termine "masochismo" deriva dal suo nome. La sua opera pi celebre  Venere in pelliccia.
Laureato in giurisprudenza, fu anche narratore e autore di romanzi realistici di ambiente galiziano ed ebraico. Deve la sua fama ai romanzi erotici, nei quali viene descritta la parafilia che gli fu tipica fino da adolescente, e che lo psichiatra Richard von Krafft-Ebing chiam successivamente masochismo. Unita al sadismo (dal marchese de Sade), ha dato origine alla parola sadomasochismo. Egli cerc sempre, pi che donne sadiche, donne che accettassero di impersonare il ruolo.
Infine cominci a dare segni di forte squilibrio mentale e aggressivit, oltre al suo solito masochismo, e venne ricoverato dalla seconda moglie Hilda Meister nel manicomio di Lindheim nel 1895, anno in cui viene annunciata la sua morte Secondo alcuni studiosi, Leopold sarebbe invece deceduto nel manicomio di Mannheim dieci anni pi tardi (1905).
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Beethoven. Sonata del chiaro di luna. Opera 27, 2.
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CHIARO DI LUNA.
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Estratto dalla "Flegrea" 20 Settembre.
Era una chiara e calda notte di Agosto. Io me ne tornavo dalla montagna col fucile in ispalla; e il mio grosso cane nero mi seguiva alla stracca, passo innanzi passo, con tanto di lingua da fuori. Avevamo perduta la strada. Pi di una volta io mi fermai e mi volsi intorno per orientarmi. Il cane allora si sedeva immancabilmente e mi guardava.
Dinnanzi a noi la campagna si stendeva in una dolce ondulazione di colline boscose. Di sopra al nero degli alberi si mostrava il disco rosso della luna piena e splendeva con bagliore di fuoco nel bruno immenso del cielo. Da oriente ad occidente, tranquilla e maestosa come un bianco fiume di stelle fluiva la via lattea; al nord, proprio sull'orizzonte, brillava l'Orsa maggiore. Una tenue nebbia si levava, a traverso i salici vicini, da una piccola palude in cui tremava una smorta luce verdastra; il fievole lamento dell'airone susurrava gi nel canneto. Via via che si andava innanzi il passaggio appariva sempre pi inondato di luce: le fosche cortine di alberi si abbassavano pian piano sino a sparire; e la pianura ci si slargava sotto gli occhi come una verde e tremula estensione di mare, d'onde, come una nave a vele gonfie, emergeva una casetta bianca coi suoi alti pioppi. Di quando in quando un alito passava tra fronda e fronda, e dei suoni meravigliosi giungevano allora fino a me, confusamente. M'accorsi, avvicinandomi, ch'erano di una malinconia tenera, bellissima. Il pianoforte era buono e una mano assai fine e dolce ne cavava la sonata del "Chiaro di luna" di Beethoven. Pareva che un'anima, un'anima dolente si effondesse in lagrime su per i tasti. Tutt'a un tratto una dissonanza disperata, poi lo strumento si tacque. Appena un centinaio di passi mi separavano dalla solitaria casetta e dai suoi pioppi scuri che stormivano tristamente. Un cane agitava con tetro rumore la sua catena; un ruscello, di lontano, faceva sentire il suo mormoro cupo e monotono nella notte.
Una donna apparve sul ripiano della scala; appoggi le braccia sulla balaustrata e guard in gi. Era una figura alta e slanciata. Il suo volto pallido sembrava fosforescente sotto i raggi della luna; dei capelli neri, raccolti in magnifico modo, ricadevano sulle sue spalle bianche. Sentendo i miei passi, ella si drizz, e poich io m'ero arrestato a pi della scala, fiss su di me i suoi grandi e languidi occhi neri. Esposi il mio caso e chiesi un alloggio per la notte.
Tutto ci ch' nostro, rispose con voce dolce e sommessa,  a sua disposizione, signore: abbiamo cos raramente il piacere di ricevere un ospite! Venga.
Salii i gradini di legno tarlato, strinsi la tremula manina che la signora mi stese e seguii la mia guida nell'interno della casa.
Entrammo in un'ampia sala quadrata dalle pareti tinte col vivo bianco della calce, dove per tutta mobilia non c'erano che un vecchio tavolo da gioco e cinque sedie di legno. Al tavolo mancava una gamba e in vece vi era stata sostituita una sedia assai problematica che con un cumulo di mattoni doveva far da puntello. Seduti intorno a quel miracolo di equilibrio, quattro uomini giocavano ai tarocchi. Il proprietario, un ometto grasso dai lineamenti duri ed ottusi, dagli occhi azzurri, piccoli, incavati, dai baffi ispidi e corti e dai capelli biondi tagliati a spazzola, si alz per salutarmi e, tenendo la pipa stretta fra i denti, mi dette la mano. Mentre io ripetevo la mia storia e rinnovavo la mia preghiera, egli dispose le sue carte facendo col capo dei segni di assentimento, poi si sedette di nuovo alla sua sedia e non bad pi a me.
La signora era andata nella stanza accanto a prendere una sedia, l'avvicin all'angolo puntellato e poi ci lasci per andare a dare i suoi ordini: sicch io ebbi tutto il tempo di esaminare quella societ.
Vi era anzi tutto il parroco del villaggio vicino, un Russo, un vero atleta dal collo largo e forte di toro, dalla faccia stupida di buon beone che l'acquavite accendeva di tutti i toni del rosso. Si effondeva in un perenne sorriso di piet e di tanto in tanto da una larga tabacchiera ovale toglieva delle abbondanti prese che si sprofondava nel suo grosso naso rincagnato; poi cacciava dal petto un fazzoletto celeste scuro a fiorami turchi molto fantastici e si asciugava la bocca. Accanto a lui sedeva un vicino del nostro padron di casa, un bel tipo di gaudente e di fittaiuolo che si canticchiava continuamente certe sue arie nel naso e fumava dei forti sigari di contrabbando. Il terzo era un ufficiale degli ussari dai capelli radi e dai baffi duri e neri. Stava l come in quartiere, poich faceva il comodo suo: si era tolta la cravatta e sbottonato il cappotto d'estate dai galloni stinti. Giocava con seriet impassibile; solo quando perdeva, mandava dei formidabili sbuffi di fumo e subito con la destra batteva il tamburo sulla tavola. Fui invitato a prender parte al gioco; ma mi scusai adducendo la mia stanchezza. Poco dopo ci si port della carne rifredda e del vino.
La signora ritorn, prese posto in una poltroncina scura, che il Cosacco spinse nella sala, e si accese una sigaretta. Bagn le sue labbra nel mio bicchiere e me l'offr con un grazioso sorriso. Parlammo della sonata ch'ella aveva eseguita con tanta espressione, del nuovo libro di Turghenieff, della compagnia drammatica che aveva date alcune rappresentazioni a Kolomea, del raccolto, delle elezioni comunali, dei nostri contadini che cominciano a bere il caff, del numero degli aratri cresciuti nel paese dopo ch'era stata abolita l'imposizione del lavoro gratuito. Ella si mise a ridere e si rigir sulla sua poltrona. La luna la illuminava tutta.
A un tratto tacque, e chiuse gli occhi; poi dopo qualche minuto si dolse di un forte accesso di emicrania e rientr nelle sue stanze. Feci allora un fischio al mio cane e chiesi di ritirarmi anch'io.
Il Cosacco mi fece attraversare il cortile. Dopo qualche passo si ferm e con un sorriso da sciocco si mise a guardare la luna. E dire, sospir poi, che ha una cos grande influenza sugli uomini e sulle bestie! Il nostro Betyar urla tutta la notte, il gatto fa delle sinfonie sul tetto, e la nostra cuoca, quando ha la luna in faccia, parla in sogno e predice l'avvenire.  vero, verissimo, per quanto voglio bene a mia madre.
La mia stanza, posta dalla parte di dietro della casa, dava sul giardino, d'onde una stretta rampa saliva fin sotto la mia finestra. Aprii le vetrate e m'appoggiai a uno stipite.
La luna dall'alto d'un cielo limpido e senza nubi spandeva nella solennit della notte una magnifica profusione di luce; e il mondo misterioso della sua superficie a traverso una tenue nebbia si disegnava sul candido disco come una strana fantasmagoria sopra un globo di cristallo opaco illuminato di dentro. In cielo n meno una nuvoletta, n meno uno di quei lievi e splendidi vapori che, invasi dal chiaro di luna, spiegano sulla gran massa scura come dei misteriosi veli argentei. Le stelle non brillavano che a tratti, come delle piccole scintille subito spente. Sconfinata, sonnolenta e muta, si stendeva verso l'oriente la pianura nata. Delle grosse pannocchie di granturco, bianche come il latte, s'inchinavano di sopra al muro del giardino e nel lontano la continuazione dei campi era come una enorme scacchiera dove il chiaro della segale s'alternava col bruno della saggina e col verde scuro dei pascoli. Qua e l s'addensavano le macchie nere dei covoni, come piccole capanne di contadini aggruppate. Un fuoco solitario ardeva all'orizzonte e mandava il suo fumo grigio su in alto, verso il cielo, lentamente. Delle ombre passavano dinnanzi a quel lontano bagliore e sparivano; di quando in quando, pi vicino a me, udivo un fievole tintinno di sonagli e vedevo dei cavalli coi piedi d'avanti legati, andar su e gi pascolando come strane figure fantastiche. Altrove erano le falci lucide e taglienti che risonavano o i grandi mucchi di fieno che rilucevano in un vapore umidiccio; i prati sembravano immersi in un bagno di luce, i pozzi levavano in alto le loro esili braccia scure, e intorno i cumuli di terra scavati dalle talpe si seguivano come una serie di collinette, come una cinta di fortezza vista in grande lontananza. Lungo la campagna un rapido fiumicello serpeggiava scintillando in mezzo alle paludi come tra i pezzi di un ampio specchio infranto.
Una gattina bianca si avanz a piccoli passi pel giardino: il suo pelo splendeva come neve in mezzo al movimento lieve delle erbe pi alte, e il suo miagolo aveva talvolta un intimo senso di languore appassionato, come un gemito di colomba, come un lamento ostinato di bimbo sonnolento. Salt per sopra alla siepe e dopo qualche tempo apparve da sinistra ai piedi del muro che come l'avanzo di un baluardo tartarico si stendeva dalla casa verso il villaggio. La micia vi si arrampic placidamente e si ferm con piccoli miagolii sulla riva dello stagno, quasi volesse rimirarsi in quello smorto specchio; dove delle larghe foglie di ninfee intessevano a fior d'acqua come una verde frangia di merletto dal paziente e simmetrico lavoro, e dove dei nenufari bianchi e gialli fiammeggiavano superbi nella livida luce lunare.
Poi la piccola nottambula appassionata si stir tutta mollemente e, lasciando il bianco giuncheto, le ninfee candide, la navicella col suo lieve rumoro di catena, il cigno dormente l presso, si avvi lentamente verso la foresta che sembrava avvolta in un tenue velo d'argento. Intorno, fra la nebbia luminosa dei cespugli, lungo lo stagno ed il fiume, gli usignuoli cantavano; uno, anzi, proprio vicino a me, nel giardino, spandeva in vibrazioni cos dolci e pietose il suo pianto che inteneriva il cuore. Sebbene il denso e scuro fogliame degli alberi attenuasse il chiarore della luna, pure tutte le erbe splendevano e tutti i fiori si accendevano come di un magico fuoco; ogni qual volta un leggiero soffio di vento spirava nel giardino, delle gocce d'argento liquido scorrevano sul prato, sui viali, sui cespi di lamponi, sotto la mia finestra; i papaveri prendevano fuoco, i cocomeri nelle loro verdi aiuole spiccavano come palle d'oro, la tina d'acqua sembrava ripiena d'argento, il sambuco era gremito di lucciole e l'umidit dell'aria sembrava trasformarlo in un cespuglio ardente da cui volassero tante scintille. La pergola del caprifoglio, colta in pieno dalla luna, ne splendeva tutta e s'innalzava sul giardino come una cappella in cui ardesse una lampada eterna. Un profumo inebriante di sambuco e di timo si mischiava al fresco odore di fieno che di tratto in tratto qualche alito di vento recava su dai prati.
La natura intera si abbandonava dolcemente alla casta luminosit della luna e sembrava cercare la sua espressione. L'acqua cantava sempre col suo monotono mormoro; l'aria agitava di tratto in tratto le foglie degli alberi: gli usignuoli continuavano i loro gemiti melodiosi; i grilli stridevano; qua e l gracidava un ranocchio; nello stipite della finestra, a cui mi appoggiavo, si sentiva il tarlo rodere assiduamente; sulla mia testa le rondini mandavano dei piccoli gridi dalla serenit dei loro nidi.
Ora il chiaro di luna trovava la sua voce; la luce e l'aria diventavano melodia: la signora aveva ricominciata la sonata di Beethoven. Una grande calma mi scese nell'anima. Quand'ella ebbe finito, gli alberi e gli usignuoli tacevano; solo il tarlo continuava il suo assiduo lavoro.
Per qualche tempo una immobilit solenne, una quiete profonda si diffuse nell'ampio paesaggio; poi un vento fresco si lev, portando sino a me, come in lembi staccati, una malinconica canzone.
Erano i mietitori che, profittando della bella e fresca notte estiva, lavoravano senza posa. Io li vedevo, distintamente, andare e venire come formiche, in mezzo al loro grano.
Tutto dorme: l'uomo soltanto, nella sua miseria, veglia e suda e si affanna per questa triste e ridicola esistenza ch'egli, con la stessa tenacia, ama e disprezza.
Dall'alba del mattino sino alla notte, la sua mente, con cieca ostinazione, non pensa ad altro; il suo cuore si stringe come in uno spasimo, la sua povera testa  febbricitante non appena quest'esistenza gli sembra minacciata o priva di ci che secondo lui ne forma il fascino. E ancora nel sonno il suo cervello continua ad affaticarsi per l'indomani, per l'avvenire, e le immagini della vita vengono a turbare i suoi sogni. La sua natura dimostra appunto un'inquietudine perenne, un'imperiosa avidit di assicurare e consolidare i beni dell'esistenza, di produrre e di accumulare in eterno. Sia che lavori col suo aratro la terra, rendendone soffici e fertili le zolle, sia che solchi con la sua piccola nave l'oceano, osservi il corso degli astri o scriva con puerile premura sui destini della sua stirpe, egli studia, inventa, progetta, scopre non per altro che per mantenere in moto la sua triste macchina; e d continuamente i suoi migliori pensieri per un tozzo di pane. Vivere, vivere anzi tutto, egli vuole, e alimentare la misera lampada che ad ogni momento minaccia di spegnersi per sempre.
Ecco perch egli si preoccupa tanto di rivivere in altre creature a cui crede di legare le sue gioie, mentre non trasmette che i suoi dolori, le sue lotte, le sue miserie. E come li ama, i suoi eredi! come li riguarda, li cura, li educa! quasi il suo caro io si fosse a dirittura moltiplicato!
E pi  ingegnoso nell'assicurare la sua esistenza, pi non si fa scrupolo di porre a cimento quella degli altri, nel suo saccheggio. Egli truffa, inganna, ruba, uccide senza posa. Fonda vaste e insensate teorie per sottoporre al suo egoismo, prive di difesa, intere generazioni di suoi fratelli. Assoggetta, senza ostacoli, animali, uomini di altro colore e di altra lingua, tutto, tutto, pur di vivere a spese dei viventi.
 una guerra eterna e sanguinosa, ora senza strepito, di famiglia a famiglia, ora fragorosa e terribile nei campi di battaglia o sugli oceani, e sempre sotto insegne false e illusorie, sempre senza piet e senza fine...
E pure sei tu, santa e austera rinunzia,  la tua sicurezza serena l'unica nostra felicit: la calma, il sonno, la morte! Perch, tuttavia, ci fa tanto raccapricciare l'istante che pon termine a tutti i dubbi e a tutti i dolori? Perch la piccola lampada trema nel nostro petto cos ansiosamente e cos follemente al soffio glaciale del nulla? Come ci aggrappiamo ai nostri ricordi, come vogliamo seguitare a vivere in noi stessi! Non pi ricordare, non pi riflettere, non pi sognare!  questo l'incubo pauroso e tremendo che prende disperatamente la creatura quando le si addensano nell'anima i profondi e incurabili tormenti dell'ignoto nelle notti silenziose. Tormenti incurabili? No. Curabili anch'essi, ma solo con la forza del pensiero che spande diritta d'innanzi a noi la sua luce da per tutto, risplende fredda, limpida e pur non inclemente nella notte e nell'abisso, illumina a poco a poco la sua anima, dissipa i fantasmi opprimenti e ci rende sereni, calmi, tranquilli.
E mentre nell'anima mi scendono la quiete e la mite luce lunare, mentre alcune nubi spandono intorno la loro placidezza candida, si rischiarano, salendo su dal fondo delle ricordanze, note e care figure. Di dimenticati, sacri ideali andati via col tempo, principii che una volta amai e che ora trovano in me odio o indifferenza, esseri che gi da gran tempo la terra ricopre, visioni sublimi di una giovinezza balda e felice: la figura di chi sul monte Sinai fra i lampi e tuoni parl al suo popolo; e l'altra, pi grande, di chi, coronata la testa di spine trascin sulle spalle lacere e sanguinanti la croce dell'umanit. Cirri di nubi, invasi dal chiarore della luna, si agitano come care e vecchie bandiere gi da gran tempo logore, come fiori appassiti, come ghirlande disfatte. E una donna, bellissima nell'abbondanza delle sue chiome bionde, nella dolcezza del suo viso di fanciulla, mi guarda con occhi appassionati. E sempre nuove visioni! e sempre nuovi pensieri mistici! La luna sembrava accender mille fiammelle azzurre, come se altrettanti ceri ardessero verso il cielo; il vapore, nella luminosit della notte, sembrava spandersi in alto come incenso e la foresta stormire come in una solennit di gravi e sommessi suoni d'organo...
Io mi riscuoto e provo un vivo senso di disgusto dinnanzi alle vane chimere e agl'ideali bugiardi di una giovinezza sciocca e spensierata.
La verit  rude ma schietta. La natura non ci  punto ostile. Immutabile, anzi, nell'eterna vicenda, essa mostra sempre lo stesso suo volto freddo, severo, materno; tende sempre le sue braccia al figlio ingrato che la rinnega, per innalzarsi al di sopra di lei, e resta invece sospeso fra cielo e terra come il Fausto polacco; come quel tale, cio, che, sollevato in aria da Satana, inton poi, sentendo l'Ave, un'antica preghiera materna, e fu libero e rimase cos, in alto, dove  ancora e dove un ragno sale di quando in quando a portargli notizie della terra...
Rison di nuovo il canto dei mietitori; l'erbe si agitavano confusamente come fiamme nella notte luminosa; la foresta nel suo denso stormire era solenne; l'aria fresca e viva.
Io mi svestii lentamente e, dopo aver esaminato il mio fucile che deposi a portata di mano nell'angolo della nuda parete, mi gettai sul letto, ch'era di una semplicit claustrale. Il mio cane si distese, come sempre, ai miei piedi, mi guard ancora una volta coi suoi occhi dolci e intelligenti e, battendo con la coda il pavimento, appoggi la testa sulle zampe anteriori. Continu cos a muover la coda sempre pi lentamente e a respirare con un soffio sempre pi grave; sospir, s'addorment. La finestra rimase aperta.
Una specie di dormiveglia mi prese per qualche istante, facendomi sognare ad occhi aperti. Ero stanco e cedetti subito a quel benefico oblo del proprio essere che ci d talvolta la pi serena immagine della morte.
Quanto tempo restai cos? Non so. Ricordo solo che a un tratto uno strano rumore mi colp, da prima confusamente, come in sogno, poi pi vicino, in modo certo, distinto. Il cane si scosse, lev in alto la bella testa dai vigili occhi, fiut l'aria e dette un allarme secco e rauco come dinnanzi alla selvaggina. Io ero completamente desto e la mia mano corse istintivamente al fucile.
Un silenzio profondo regnava al di fuori: la natura sembrava assorta nel suo grave respiro. Poi di nuovo quel rumore strano e misterioso, quel fruscio come di lunga veste che rada il suolo...
Quand'ecco, una figura bianca apparve finalmente nel vano della finestra. Era una donna dalle forme di regina, avvolta appena in una stoffa vaporosa, lievemente ondeggiante. Io non potevo vederne il volto; ma inondata dalla luna piena, ella sembrava trasparente, e dalla sua mano destra, distesa, emanava quasi una luce rosea.
Il mio cane rizz i peli, impaurito e si ritrasse lentamente con mugolio lamentoso. Un gran freddo mi corse per le ossa; presi il fucile e lo armai macchinalmente, senza saper perch.
Ella si volse: era la moglie del mio ospite. I capelli neri le scendevano liberi e fluenti sulla veste bianca; e il viso, pi pallido ancora aveva una luminosit siderale. Sorrise e mi fece un segno con la mano. Mi accorsi allora che aveva gli occhi chiusi. Ebbi un brivido. Ella sembrava vedere a traverso le palpebre; e intanto esitava.
Come io feci per levarmi, mi accenn di restare, si pose un dito sulle labbra, guard ancora indietro, senza aprir gli occhi, e venne innanzi. Attravers la stanza lentamente, con passo eguale e sicuro, e si lasci cadere in ginocchio a pi del mio letto. Poggiando la destra, ella vi si abbandon e tenne la fronte china sul ruvido legno. Rest cos qualche minuto; poi si mise a piangere silenziosamente.
Le lagrime d'una donna non mi hanno mai troppo intenerito; pure nel pianto di questa c'era una desolazione cos amara, che io mi chinai verso di lei tutto commosso.
Egli  morto, lo so, prese a dire con voce bassa ma straziante, l'han sepolto fuori camposanto come un suicida... ed io vorrei raggiungerlo. Appoggi la testa su di una mano ed emise un sospiro. Ma  cos lontano, cos lontano... ripetette con un gemito quasi soffocato. E io vengo a cercarlo qui.
Si lev, fece qualche passo appoggiandosi con la mano lungo il muro, come se temesse di mettere i piedi in fallo: poi si volse tutt'a un tratto verso di me, parve guardarmi a lungo attentamente e scosse la testa.
No, disse. non  qui:  morto.
Allora fu presa da un tremito nervoso, strinse i denti e con un grido sordo cadde sul pavimento, la faccia contro terra.
Rest cos, le mani affondate nei suoi capelli, singhiozzando. Poi a poco a poco si calm, si tacque. Io feci un movimento per venirle in aiuto: ma ella si rizz.
Il suo volto aveva ora un'espressione meravigliosamente dolce e sembrava illuminato da un sorriso interiore. Si lev dunque leggermente, senza sforzo, e venne, lenta e solenne, nel mezzo della stanza. I suoi piedi sembravano non toccare il pavimento e tutto il suo incesso dava non so quale idea di figura che avanzasse cos, librata e immobile, come per incanto. La luna le splendeva in viso e l'avvolgeva in un nimbo di raggi.
Come una bianca visione, ella parve guardare in alto, intenta a lui; poi si rivolse dalla mia parte.
Chi sa che cosa penser di Olga il signore! disse con triste dolcezza.
Parlava di s stessa e di me come di terze persone. Io la guardavo in silenzio, serenamente. Era una sonnambula. Distratto, continuavo a tenere il fucile fra le mani. Lei si avvicin e stese la mano per prenderlo. E poich io mi tirai indietro spaventato, un sorriso strano, quasi furbo, corse per le sue labbra.
Non v' pericolo, disse; Olga ci vede benissimo.
E siccome io rivolgevo il fucile verso la parete, esitando, ella corrug le sopracciglia e me lo tolse bruscamente, con l'impazienza di chi si stizzisce perch gli si manca di fiducia e vuol dimostrare che si ha torto. Poi, con un movimento pronto ed elastico, si tir indietro e tenne il fucile con la canna in alto come un cacciatore in attesa.
Oh! dunque, disse, che pericolo c'? Abbass cautamente il cane e depose il fucile nell'angolo.
Il signore non deve pensar male di Olga, riprese poi rialzando il volto verso la luna. Io lo prego, aggiunse con voce di pianto, inginocchiandosi e stendendo le braccia verso di me. Egli non deve parlarne a nessuno. seguit in tono misterioso e sommesso, n meno ad Olga... La poveretta ne morirebbe di vergogna.
A nessuno! risposi. E la mia voce ebbe un tremito.
A nessuno! ella ripet solennemente.
Commosso, io mi chinai per rialzarla. Lei scosse la bella testa luminosa e la lasci ricadere lentamente sul petto. Egli deve saper tutto, ora. mormor. Tutto.
No, protestai, non dir nulla se ci ti fa pena. Non voglio il tuo segreto.
Egli potrebbe allora sbagliarsi sul conto di Olga, anzi ora gi dubita, forse; replic tristamente, senza levar lo sguardo. Ebbene Olga non  sventata, no, ma infelice, molto infelice... Maglio dir tutto oramai. Egli per dove giurarmi di non svelar nulla. Acconsente?
S. risposi.
In quel punto il cane venne fuori d'un tratto, la fiut e mise un mugolamento breve e sordo, mostrando i denti. Ella si chin e prese a carezzarlo; ma l'animale ebbe paura e si ritrasse timidamente sotto il letto, tremando.
Io devo assolutamente parlare; sospir essa infine. Non voglio che si pensi male di Olga.  gi tanto triste, poverina! Scivol in ginocchio sino a me e rimase con la testa poggiata alla spalliera e le braccia incrociate sul petto, umilmente, come una schiava. Egli mi comprender, prosegu poi con tono confidenziale, mentre un brivido leggiero mi correva per la pelle, e pu star tranquillo; non si tratta di delitti: Olga non ha voluto del male a nessuno. La sua storia  triste soltanto e non altro... Ma non bisogna piangere.
Mi tirai un po' indietro, appoggiandomi al muro e la guardai. Gli occhi mi bruciavano, la gola mi si era inaridita.
Io gli racconter tutto volentieri, cominci lei con una certa tristezza piena di grazia, poich egli conosce la natura della donna...
Feci con la testa un inchino involontario.
La povera Olga non ha nessuna colpa se  nata donna e se al pari di ogni altra donna  stata educata al godimento e non al lavoro come l'uomo. La donna  una creatura speciale; prosegu poi con parole che fluivano limpide e dolci. Quanto meno si discosta dalla sua natura, tanto pi per l'uomo essa diventa buona o cattiva, cio tanto pi essa si accosta al tipo di donna buona o cattiva che l'uomo si  foggiato.
Ebbe un sorriso.
Per natura ognuno non pensa che a s e cos, nell'amore, la donna non conosce che l'egoismo e la vanit. Essa deve innanzi tutto vivere e pu senza pena vivere fin che serve al piacere dell'uomo. Questo  il potere della donna e questa  anche la sua miseria. Non  vero?...
Per l'uomo l'amore  un lusso, per la donna  tutto. Ma ognuno, quando strappa la vita, non  contento e aspira al meglio e vuol raggiungere uno stato che lo faccia andar superbo e lo elevi al di sopra degli altri. La donna ha la sua ambizione come l'uomo. Non ha nulla da imparare: sa esser bella. Che pi le occorre?
E vien pure un tempo in cui essa comprende che cosa  un uomo, che cosa  l'amore di un uomo, e allora un bisogno tormentoso di amare e di essere amata la prende; ma  gi troppo tardi e la sua sorte precipita.
Oh miseria senza speranza, senza sollievo, senza riscatto!
Certo Olga col suo buon senso e col suo buon cuore sarebbe stata un'ottima moglie. E invece!
Bisognerebbe educar la donna come l'uomo. Allora soltanto essa sarebbe per lui una vera compagna. Vi  forse dubbio?
Io veramente ne dubitavo.
Niente ci vien bene se ci scostiamo dalla natura, risposi e, come pensando, a voce poco pi bassa, aggiunsi: La donna deve imparare ad essere una buona madre. Tutto il resto  sogno,  chimera,  inganno.
Davvero? ribatt Olga senza smuoversi o cambiar di espressione. E potrebbe poi l'uomo limitarsi soltanto alla monotona ricerca degli alimenti per s, per la moglie, pel figlio?
Su per gi, infine,  lo stesso, osservai.
Nel corso del tempo, disse ella dolcemente, l'uomo  diventato tutt'altro, e si  lasciato molto indietro l'animale; egli, che pensa, immagina, scopre, che vive fra le arti e le scienze, ha anche bisogno di una donna diversa. Son trascorsi dei millennii da quando egli raccoglieva senza seminare e sbranava la selvaggina come il lupo... Ma, ecco, ho un'intera storia da raccontare.
Dir tutto, cos come viene. Io vedo perfettamente a traverso le cose; niente che non sia chiaro e trasparente dinnanzi a me: leggo sin nel fondo delle anime. La stessa Olga mi appare come un'estranea, e non provo per lei n odio n amore.
Qui ella sorrise malinconicamente.
Me la rivedo dinnanzi ancor piccola, quand'era una graziosa bimba dalle braccine rotonde e brune, dai lunghi ricci neri e dai grandi occhi espressivi che sembravano interrogare. Ivan, il vecchio servo che lasciava sentire dall'alito la molta acquavite bevuta, e che aveva gli occhi rossi come di vino, non passava mai dinnanzi a lei senza prenderla sul braccio, o senza carezzarla affettuosamente con piccoli colpi sulle gambe.
Una volta ella stava sul ripiano della scala che dava in giardino. Di dentro, nella stanza, accanto alla mamma, sul divano giallo stinto sedeva un giovane, proprietario dei dintorni, molto ben veduto dalle donne. La finestra era aperta e si udiva la voce del giovane. "Sicuro, signora;" egli diceva; "proprio una piccola Venere. La madre deve andare a dirittura superba di avere una cos bella bambina. Creda pure: essa diventer una donnina da far girare la testa." Olga comprese che si parlava di lei, si fece tutta rossa pel piacere e scapp in giardino. Dove, nascosta quasi tra i fiori, tranquillamente, colse delle rose, delle violacciocche, dei garofani, se ne adorn i capelli e stette cos, bella e superba, a rimirarsi con attenta compiacenza in una piccola vasca. Si volse poi verso la dea dell'amore, che di lass spiccava tanto bene col bianco nitido del suo marmo tra i riflessi scuri dell'acqua e il verde delle piante; la guard lungamente e disse: "quando io arriver all'et tua, sar bella come te"...
Nelle sere d'inverno sull'imbrunire, la buona e paziente balia, Kajetanowa, raccoglieva i bambini intorno a s, presso la grande stufa verde, dove il fuoco fiammeggiava vivamente, e prendeva a raccontare delle fiabe, standosene comodamente affondata nella vecchia poltrona nera in cui i bimbi avevano veduto morire il nonno e in cui d'allora in poi sembrava esser rimasto per essi qualcosa d'indefinibile che ispirava venerazione e terrore nel tempo stesso. A misura che annottava, il volto roseo e sorridente della balia si perdeva sempre pi nell'ombra, e solo apparivano i suoi chiari occhi azzurri che splendevano al buio in modo spaventevole. Allora naturalmente i bambini sempre pi si stringevano alla vecchia poltrona e sempre pi basso diventava il tono dei loro bisbigli. Olga per poggiava il capo sulle ginocchia della balia, chiudeva gli occhi e viveva nel sogno veramente la vita delle fiabe. Era sempre lei, in questo suo mondo, la bella czarewna che sul dorso del candido cigno traversava il Mar Nero, o che si lasciava portar da un cavallo alato sulle nubi; e nessun altro all'infuori dello czarewitsch poteva aspirare alla sua mano. Una volta che intese raccontare la storia del goffo Iwas, di quel contadino che aveva sposata la figlia del re, si drizz d'un colpo per protestare e grid sdegnata: "Lo sai, Kajetanowa, non sono io la figlia del re!"
Nell'estate poi quando i ragazzi del castello si riunivano verso sera a scherzare sotto i pioppi, e ci si trovava anche Olga, si faceva il gioco delle nozze. Uno dei fanciulli faceva il curato ed Olga, con la testa ornata da una corona di foglie di quercia, era la sposa. "Tu devi essere almeno un conte, bada": essa diceva al piccolo marito; "altrimenti io non ti sposo: sono troppo bella per un misero nubiluccio di campagna."
In breve si fece grande, e divenne una giovinetta alta e snella che tossiva un tantino e che stentava un po' a tenersi diritta. La madre se ne preoccupava. "Sta attenta, Olga, tu ti curvi troppo; finirai col non trovar marito, e dovrai fare la cucitrice come la gobba Celeste."
Quando le signore del vicinato venivano a visitare la mamma e sedevano intorno alla tavola da the, era Olga che faceva gli onori di casa, offrendo carne rifredda e biscotti. Era quasi una signorina, poich portava,  vero, ancora delle grosse e lunghe trecce di capelli abbandonate sulle spalle, ma intanto si parlava gi della sua sorte nel mondo. Gi si sa bene:  quella appunto l'et in cui le madri discorrendo delle loro figlie o delle altre ragazze, del loro avvenire e del modo di "collocarle" non parlano che di matrimonio, come per i figli non parlano che di cariche e di professioni.
La figlia del parroco studiava nel capoluogo per divenire istitutrice. " naturale;" si diceva; "la poveretta  cos brutta! Le mancano persino i denti incisivi. Che altro le resta?" Quando per la giovinetta ritorn una volta nell'estate a rivedere i suoi, tutti rimasero meravigliati delle nozioni ch'essa aveva in geografia, storia, scienze naturali, lingue straniere.
Olga invece impar soltanto a ballare, a cavalcare, a cantare e sonare il piano, a disegnare, a ricamare anche un po' e a parlare il francese; tutto ci, infine, che un uomo ama di veder fare da una donna, e non gi quel che serve ad assicurare il pane. Si aggiungevano anche i buoni consigli della madre. "Non girar tanto gli occhi intorno a te; se un uomo ti parla rispondi con parole gentili ma brevi e cerca di troncar presto il discorso. Quanto pi ti rendi preziosa da te stessa, tanto pi sarai apprezzata dagli altri." Si parla forse diversamente di una merce?
Sempre le si diceva che essa era la pi bella ragazza di tutto il circondario, e quando i genitori la condussero a un primo ballo fu subito proclamata all'unanimit una bellezza senza pari. Ed ogni volta, quando si passava dai vicini o si andava la domenica in chiesa, ella era sempre elegantemente vestita ad acconciata. N pi n meno suol farsi allor che s'intrecciano dei nastri alla criniera di un cavallo per menarlo al mercato. La madre non badava mai al danaro, se si trattava di un abito per la sua bella figlia. Quando Olga entrava in una societ, notava intorno a s un vivo bisbiglio di ammirazione, vedeva gli occhi languidi dei giovinotti, udiva i loro discorsi, in cui era tutta la dolcezza prodotta dall'incantamento; s che, a poco a poco, un vero strato di ghiaccio si venne formando intorno al giovine e ardente suo cuore.
Un istitutore badava all'istruzione di Olga. Le faceva scrivere degli esempi, compiere degli esercizi di calcolo, leggere a voce alta. Tutto ci era assai necessario, poich quando ella ebbe la prima lettera d'amore non sapeva ancora l'ortografia e non l'ha mai saputa bene. L'istitutore era alloggiato in un meschino e stretto casotto nel giardino, e mangiava alla tavola di famiglia.
Si chiamava Tubal. Me lo rivedo ancora dinnanzi: un giovane timido, dai grandi occhi miopi e malinconici, dalle mani infinitamente lunghe e sottili; portava un panciotto rosso troppo largo che aveva acquistato dal cameriere di un conte: ma sotto quel panciotto rosso batteva un cuore nobile e generoso, pieno di passione e di bont, che volentieri avrebbe dato ad ogni momento la vita per far del bene, foss'anche per salvare un gattino dall'annegare.
Quando Olga andava da lui, nel casotto, lo trovava accoccolato sopra una tavola intento a rimendare qualche vecchia camicia o a rattoppare le sue scarpe; allora egli arrossiva, balbettava e fingeva di andar cercando qualche cosa per la stanza. Il suo volto era quasi sempre di color verde-pallido, cosparso di lentiggini. Ma non appena egli si sedeva accanto ad Olga, diventava un altro uomo: teneva la riga in pugno, poggiata sul fianco, come un ufficiale pu, a cavallo, tener la sciabola; la sua voce era vibrante e nei suoi occhi splendeva un fuoco placido e vivo di cui Olga sentiva, inconsapevolmente, il calore. E quando ella si curvava un po' sul quaderno, allora sentiva quei grandi occhi appassionati fissarsi quasi affettuosamente sopra di lei. Talvolta sul tramonto Tubal tirava di sotto al suo guanciale un vecchio quaderno e le recitava dei versi, ch'egli con gusto e con acume aveva scelti tra le opere dei migliori poeti. Sulla stanca mestizia del suo volto si diffondeva allora una strana luminosit d'ispirazione, che lo trasfigurava a dirittura, e la sua voce aveva inflessioni di una dolcezza penetrante, che scendeva sino al fondo dell'anima.
Un giorno, pel compleanno di Olga, c'era una festa in casa; e insieme con alcune famiglie dei dintorni fu invitato anch'egli a pranzo. Tutto era ben disposto; e ci sarebbe stato persino un piccolo ballo. Verso il mezzogiorno Olga discese nel giardino per cogliere qua e l dei fiori e farne un bel mazzo da porre sulla tavola. Quand'ecco, a un tratto si vide dinanzi Tubal in calzoni e panciotto bianchi, cravatta bianca e marsina nera, che pel troppo lavorio della spazzola mostrava ormai la trama. Era tutto profumato di muschio e persino i suoi scarsi capelli neri apparivano troppo lisci e ravviati. Dopo aver balbettato un paio di versi, tir fuori dal suo petto con una certa esitanza un involtino e, tremando, l'offr alla sua alunna. Olga non pot guardarlo, ringrazi confusa e scapp in casa, dove corse ad abbracciare la mamma, ridendo dal piacere.
"Sai mamma? disse. Tubal mi ha fatto gli augurii e mi ha dato anche un regalo. Povero e buon Tubal!".
"Che ha potuto mai darti?" chiese la madre, corrugando le ciglia con uno scatto cos rapido che Olga ne fu quasi spaventata. "Spero dei confetti o qualcosa di simile."
"Dei confetti senza dubbio" rispose timidamente la fanciulla, stendendole il piccolo involto.
La madre glielo tolse di mano, l'apr; e nella candida carta non rinvenne che l'innocente offerta di due paia di guanti.
"Dei guanti!" grid allora sdegnata.
"Davvero! dei guanti!" ripetette Olga sottovoce, facendosi tutta rossa in volto, come per una vampata di sangue.
"Bisogna rimandarglieli subito con una lettera;" ingiunse la madre.
"Io scrivergli?" disse Olga alzando orgogliosamente la testa.
"Hai ragione. N un rigo, n una parola. Rimandagli senz'altro i guanti, ma rimandaglieli subito... Chi l'avrebbe mai detto? Oh lo stupido! Che cosa crede egli dunque? Pretende forse di far la corte alla mia ragazza e coi regali giungere a dirittura a una dichiarazione? Ecco una giornata che comincia male."
I guanti legati e suggellati furono rinviati al povero istitutore, il quale non comparve al pranzo, ma fece dire, scusandosi, ch'egli era ammalato. E ammalato era veramente gi da molto tempo, di mal di petto.
Nella casa, intanto, quel giorno, risonavano giocondamente i rumori della festa, i bicchieri si urtavano con frequente tintinnio nell'ebbrezza dei brindisi; Olga s'abbandonava voluttuosamente all'animazione della danza, eccitata come una baccante; ed egli invece, il povero Tubal, tossiva maledettamente sul suo misero letto, tossiva sino a rimanerne soffocato, solo come un reietto, avendo per unica compagnia un topolino che mangiava le miche di pane sulla tavola, mentre gli echi di quella gioia venivano sino a lui, mentre dei pensieri assai foschi lo assalivano, mentre le lagrime lentamente e amaramente scorrevano dai suoi occhi...
Qui la sonnambula, che fino allora era rimasta immobile, fece qualche movimento, e il seno le si sollev come in un profondo sospiro.
Io non posso raccontare con ordine, disse; perch vedo troppe cose ad un tempo. Le immagini passano dinnanzi alla mia mente come schiere di nubi spinte dal vento: spesso col turbinio di una tempesta. Vedo tutto, cos com', ogni ombra, ogni luce, ogni colore; e sento ogni suono...
Una compagnia di commedianti girovaghi, che veniva dalla Moldavia per andare in Polonia, era di passaggio per Kolomea e vi dava delle rappresentazioni. La lieta notizia era corsa di villaggio in villaggio, e la domenica della prima recita ogni proprietario che si rispettava fece attaccare i suoi piccoli cavalli alla sua britschka e condusse la moglie e le figlie al raro spettacolo.
Il teatro era impiantato nella sala vastissima ma un po' bassa dell'albergo, s che gli attori coi loro pennacchi toccavano il cielo, ma il pubblico non guardava tanto pel sottile. Si rappresentava una tragedia: "Barbara Radziwilwna".
Prima che si alzasse il sipario i giovani si erano aggruppati intorno ad un proprietario, un uomo di media et, che se ne stava seduto con aria assai disinvolta sul davanzale di una finestra e lasciava ciondolare le gambe.
"Ebbene! dov' questa bellezza tanto decantata?" chiese questo signore lisciandosi i baffi. "Sinora io non vedo nulla."
Gli altri si alzarono sulla punta dei piedi per guardare verso la porta.
Infine Olga entr nella sala.
" lei, non pu esser che lei;" disse il proprietario dopo qualche minuto. E and senz'altro a presentarsi da s ai genitori della fanciulla.
Il suo nome era molto conosciuto in tutto il circondario; ed egli fu bene accolto. La madre ebbe per lui uno dei suoi pi amabili sorrisi ed Olga stette a sentirlo con un certo interesse.
Quella disinvoltura, quella fredda sicurezza di modi l'avevano sorpresa; ma ella non pensava n meno per sogno che potesse amarlo o divenir sua moglie. E pure fu appunto ci che avvenne non pi tardi di cinque settimane dopo.
In fondo egli non l'affascinava, ma se le imponeva, e questo per una donna  anche di pi.
Michael aveva molto viaggiato, non appena finiti i suoi studi; ed era ritornato, con una certa gioconda rassegnazione, alla vita del suo paese. Egli parlava senza troppe cerimonie, liberamente, degli attori, dell'opera, di ogni cosa possibile e immaginabile; riesciva a restare impassibile, anzi persino a sorridere, nelle scene pi tristi, quando Olga aveva invece una grande voglia di piangere.
" una fortuna" egli per le diceva " proprio una fortuna che lei non sia imbellettata. Guardi un po' come queste nostre signore piangono a lagrime di sangue."
Infatti nella commozione generale, sulle guance femminili il rosso scorreva insieme con le lagrime: caso pietoso e comico nel tempo stesso.
Le labbra della sonnambula a questo punto si schiusero ancor pi, in un sorriso malizioso che scopriva i denti splendidi, bianchissimi.
Dopo il teatro, disse proseguendo, egli accompagn le signore alla loro carrozza e chiese il permesso di potersi recare a visitarle.
Venne, dunque; venne sempre pi spesso. La madre di Olga allora trovava ogni volta mille pretesti, ora quello di dover scendere nell'orto, ora quello di andare a prendere qualcosa nella dispensa, per lasciarli soli. Ed egli parlava dei suoi viaggi a traverso la Germania e l'Italia, della sua dimora a Berlino, a Venezia, a Firenze, a Parigi, della sua ascensione sul Vesuvio, di una sua lunga traversata per mare. Sapeva e discorreva assai dei progressi delle altre nazioni, senza per disprezzare le tendenze e le produzioni patrie. Una piacevole chiarezza e un sufficiente calore c'erano in tutto quello che egli diceva: molti riguardi e molte delicatezze nelle sue maniere.
In generale le donne non lo ritenevano per un uomo assai gentile: ma quando egli era con Olga ne indovinava anche i pi piccoli desideri: se le cadeva il gomitolo di filo, egli in un lampo si precipitava a raccoglierlo e quando una volta s'inginocchi dinanzi a lei per legarne le scarpine, Olga arross vivamente dal piacere.
Spesso e volentieri si parlava di lui. Passava per un uomo duro, severo, orgoglioso; ma il suo spirito largo ed acuto, la sua soda cultura, le sue varie conoscenze e molte prove di coraggio gli avevano assicurata in tutto il circondario una stima grandissima. Si sapeva che i suoi possedimenti erano liberi da debiti e coltivati coi nuovi sistemi. Era considerato insomma generalmente come il miglior partito.
Quanto pi Olga lo sapeva rispettato e quasi temuto dagli altri, tanto pi si compiaceva nel veder quest'uomo energico ed attivo interessarsi di lei, tanto pi godeva nel farlo soffrire, appagando cos la sua prepotente ambizione, la sua indomita crudelt di vergine. E non era contenta se non quando gli vedeva le lagrime agli occhi. Allora gli stendeva la mano, dicendogli: "Baciatela, ve lo permetto."
Nel cortile vi era un cane ringhioso che voleva sempre scherzare con Olga e che, non riuscendovi, la tirava per la veste come preso dalla rabbia. Ella lo scacciava col piede e lo batteva dovunque l'incontrava, finch prese a volergli bene. Lo stesso avvenne presso a poco pel suo futuro. Gliene fece soffrir tante, di quelle sue tirannie, che un bel giorno gli si abbandon sul petto e ricevette sulle sue labbra il primo trepido bacio.
Il giorno dopo Michael arriv in carrozza tirata da quattro cavalli. Aveva la marsina nera ed era un po' pallido. In pochi minuti tutto fu in ordine, e la promessa ebbe luogo. Ella credeva che dovesse assolutamente esser cos: era tutta raggiante, ammirata, invidiata; e ci bastava.
Una sera ella era seduta con Michael presso una finestra a pian terreno, e cuciva una roba del suo corredo, mentre egli discorreva dell'avvenire della razza slava. Quando tutto a un tratto si present Tubal, pallido come un morto. Con gli occhi quasi fuori dell'orbita e con un fiotto di sangue che gli scorreva dalla bocca sulla camicia, sull'abito, sino a terra, soffocandolo.
"Del sale! del sale!" gorgogli a stento il poveretto; e non pot dir altro.
Olga si slanci verso la credenza e prese il sale. Michael, saltando dalla finestra, si affrett a venire in aiuto del povero istitutore, lo sostenne fra le sue braccia e si mise a cacciargli in bocca il sale a pugni. Tubal lo ingoiava con grande sforzo, avidamente, mentre il sangue continuava tuttavia a scorrere. Michael lo adagi in fine sul banco pi vicino; Olga provvide per l'acqua; e cos a poco a poco l'emottisi potette arrestarsi.
Tubal per rimaneva ancora con gli occhi chiusi, come un morto.
"Portatelo a letto;" disse Michael. "Qui occorre un medico."
Si pose egli stesso a cavallo e si diresse in fretta alla citt vicina. Ritorn a notte col medico. Tubal era stato trasportato nel suo casotto in giardino, dove mor pochi giorni dopo. Quando egli per sent giungere la sua ultima ora chiese di Olga.
Ella venne; ma lui non era pi in grado di poter parlare: soltanto moveva le labbra e aspirava in un modo faticoso come con lo sforzo di un rantolo. Il giardiniere che lo aveva assistito era seduto al di fuori sui gradini di legno ed esaminava gi con una certa compiacenza se i calzoni bianchi del moribondo si adattavano bene a lui.
Nel casotto non c'era dunque che Olga, la quale guard intorno ancora una volta e chinandosi sul buon Tubal lo baci in fronte. Allora gli occhi del morente s'illuminarono di gioia, le sue mani si distesero in un molle abbandono, un dolce sorriso si diffuse infine sul suo volto pallido, estenuato. E con questo sorriso appunto egli mor.
Sotto il suo guanciale si rinvennero il quaderno giallo delle poesie e due paia di guanti da donna avvolti in una carta mezzo gualcita.
Olga prese per s quei ricordi, tanto che conserva tuttora i guanti e ne ha portato un paio il giorno delle sue nozze.
Tubal fu sepolto, rimpianto, dimenticato, con l'augurio che la terra gli fosse lieve. Non molto dopo Olga lasci la casa paterna come sposa di Michael, che la condusse qui superbamente in vettura tirata da quattro cavalli.
Ella fu per qualche tempo assai felice; almeno cos si diceva e lei stessa lo credeva. Come tutte le donne ella s'immaginava il mondo come creato per suo piacere: una buona tavola, dei belli abiti, cavalli e carrozze, stendersi sopra un divano, fumare delle sigarette e leggere dei romanzi. Che pi? Gli uomini, ella pensava, son sempre pronti ad appagare i nostri desiderii, per farci divertire, per trovarci belle, per adorarci in ginocchio. Cos presso a poco trascorse anche per lei la vita, serenamente e senza nubi. Poi ebbe dei bambini e quindi un'occupazione. Tutto ci la rese per parecchi anni assai contenta del suo stato, poich nient'altro ella conosceva della vita. Il suo cuore infatti non aveva mai parlato, n mai s'era scosso da quella placida atonia, priva di palpiti veri e forti. Solo talvolta, ma assai di rado, quando ella s'induceva a leggere qualche poeta, le si sollevava su dal fondo dell'anima, come per intuito, un'aspirazione vaga verso un'esistenza diversa, e questo desiderio vivo ma indefinito, che tremava nei suoi sentimenti, la turbava tutta, le metteva addosso un'agitazione nervosa, strana, ch'ella stessa non comprendeva, le faceva scorrere pi rapido e caldo il sangue nelle vene.
E pure la sua vita sarebbe trascorsa sempre cos se suo marito avesse compreso che non bisogna mai lasciare insoddisfatta la vanit della moglie.
Non ci crede forse, il signore?
La sonnambula mi rivolse questa domanda con un sorriso malizioso. Le sue palpebre avevan fremiti strani, la sua voce era insinuante come quella di un bimbo appassionato e gli occhi, pur essendo chiusi, parevano fissarmi in un modo cos penetrante da costringermi ad abbassare lo sguardo.
Ella si alz e lentamente, senza che i suoi piedi sembrassero toccare il suolo, si diresse verso la finestra, dove si ferm a guardare la luna. La testa graziosamente inclinata, le braccia abbandonate lungo i fianchi, ella stava come una bianca apparizione in un'ampia profusione di luce; i profumi e i suoni della notte aleggiavano intorno a lei, l'aria viva e frizzante veniva a scompigliarle i capelli, attaccandoli qua e l alle vesti.
Io vorrei poter volare, diss'ella infine con un tono d'inesprimibile languore. Ha mai volato il signore?
Io?
Ella rise come una bambina.
Come? n meno in sogno?
Ah! in sogno, s, certo.
Allora conosce questa dolce sensazione del librarsi nell'aria calma e serena, mentre al di sopra passano le nubi e al di sotto terra e mare appaiono confusamente come a traverso una nebbia. Ah! se potessi volare!
Ella distese le braccia e allora le sue lunghe maniche bianche guarnite di merletto si agitarono dietro le sue spalle come ali d'angelo.
L'impossibile in quel momento mi parve possibile; cessai di ragionare.
Perch dunque tu non voli? le chiesi.
Io, potrei. essa rispose con tristezza indicibile; ma Olga non me lo permette.
Un'emozione profonda mi prese.
Un contadino attraversa il ponticello dall'altro lato della foresta: ella grid tutt'a un tratto con vivacit. Oh l'infame! vuol tender le reti ai merli che Olga ama tanto! Non si sentono forse i suoi passi?
No.
Gi,  troppo lontano... ma pure  cos...
Vuoi continuare a dire? le chiesi dopo un lungo silenzio.
Sicuro! Lo faccio tanto volentieri, e poi mi  tanto facile. Qui tutto si rischiara dinanzi ai miei occhi, e le mie labbra si muovono come di per s stesse per dire ci che sale su dal fondo dell'anima.
Ma come mai tu puoi raccontare con tanta precisione? Come mai tu puoi descrivere le cose sino nei pi minuti particolari, ricordando ogni parola, ogni suono, ogni voce, ogni movimento, attenta e indifferente nel tempo stesso, come se non si trattasse di te?
La sonnambula scosse la testa. Un sorriso corse su per le sue labbra.
E infatti non si tratta di me, ella disse con semplicit quasi infantile; io non parlo che di Olga. Io la vedo come vedo le altre persone, ed assisto agli avvenimenti come se si svolgessero sotto i miei occhi. Nessuno pu intendermi. Lo spazio ed il tempo sono scomparsi per me: il passato e l'avvenire mi si parano dinanzi come il presente. E tutto io scorgo nel medesimo tempo. Quando Olga affondata nei guanciali del suo divano  assorta nella lettura di un romanzo francese, io vedo nel tempo stesso come il suo respiro arruffa i peli della martora sulla sua giacca, come la mosca petulante le ronza sulla testa, mentre il ragno sta spiando dalla sua tela...
Ella si appoggi di nuovo alla finestra, incrociando le braccia dietro la testa.
Devo raccontare?
S, s, te ne prego.
Ma  cos triste ci ch'io vedo ora. Olga non  pi felice... Suo marito l'ama e veglia sul suo tesoro con una diffidenza sconfinata. Ha fatto allontanare tutti gli amici; non tollera, come dice egli stesso, nessuna gonna estranea in casa sua; odia quelli che, parlando continuamente di uomini e di cose, di politica e di affari, infastidiscono senza comprendere e senza lasciarsi comprendere. Egli stesso non vive che per sua moglie e per i suoi bimbi, non lavora che per essi, non si cura che di essi.
Ma la sua giovine moglie comincia a sentirsi sola, spaventevolmente sola nella scura solennit del castello, sotto la tetra oppressione dei pioppi. Come un pugnale infine le si figge nel cuore superbo e vanitoso, le penetra sempre pi addentro, la ferisce sempre pi irreparabilmente.
La si riteneva, un tempo, la dama pi agile al ballo, e ci la lusingava; ma quando ora questo ricordo le torna in mente ella si rattrista. Con chi pu ballare, ora? Talvolta prende sulle braccia l'ultimo dei suoi bambini e saltella per la stanza, cantando; poi le vengono le lagrime agli occhi.
Ella disegna dal vero, trova dei soggetti, abbozza delle composizioni per ritrarre le scene dei libri che ha letto insieme col marito. Il quale esamina lungamente il disegno, e si limita a dire: "Benissimo. Io per avrei fatto cos." E quanto pi egli ha ragione tanto pi ella ne resta piccata. Spesso Olga siede al piano e suona brani di Mendelssohn, Schumann, Beethoven. Per chi? O pure canta la meravigliosa serenata di Schubert. Chi mai l'ascolta? Forse qualche contadino che, tornando dai campi, si ferma sotto la finestra; forse suo marito che, disbrigati gli affari, si stende sul divano a fumare?
Essa  sempre bella. Anzi ora il suo volto ha una pi dolce e pi viva simpatia di espressione; le sue forme si sono meravigliosamente sviluppate e fanno pensare alla figura di una regina. Per chi mai? Solo lo specchio glielo dice, e nessun altro. Il marito non ci pensa n meno per sogno. Non le bastano forse il suo amore e la sua stima?
Ella veste con gusto mirabile. Per chi? Per la contadina che le vende i funghi? Per il capocaccia che le porta le anitre uccise dal padrone? Per la balia dei bambini? Per il marito che vede in ci la cosa pi semplice e pi naturale del mondo? Egli le ha fatto il sacrificio della sua fortuna e della sua libert. Non bisogna dimenticarlo. A lui occorreva una bella moglie e una casa ben ordinata. Essere bella  dunque per lei un dovere, e il non aver gusto nell'acconciarsi sarebbe una colpa.
Ancora. Quand'ella monta a cavallo come un'amazzone, chi , che l'ammira? Non certo suo marito, che sarebbe invece pronto al disprezzo se la vedesse impaurita, e che le consiglia la prudenza soltanto nell'interesse dei figli.
Le pare, cos, di esser nella condizione di un commediante costretto a recitare senza pubblico, e passa talvolta le notti insonni a piangere di rabbia sul suo guanciale.
Il marito s'accorse un giorno di questa nube ch'ella non riusciva a scacciar dalla fronte.
"Sei di mal'umore" le disse dopo qualche momento di muta osservazione. "Io ho trovato qualche cosa che potr farti piacere". E le mostr un grazioso fuciletto ch'egli aveva fatto venire apposta per lei dalla citt. "Imparerai a tirare e mi accompagnerai alla caccia. Sei contenta?"
In un lampo tutto fu dimenticato. Olga gli si butt al collo, raggiante, e impresse un bacio su quelle ruvide gote.
"Voglio imparar subito" diss'ella "oggi stesso."
"Oggi stesso, se cos ti piace;" rispose Michael sempre assai gentile.
"Anche questa mattina?" chiese Olga.
"Sicuro; non hai che a vestirti."
"Adesso, dunque, anche adesso. Non  vero?" aggiunse con viva emozione. "Ma tu forse non hai tempo".
"Per te io ho sempre tempo;" rispose lui baciandola in fronte.
Olga prese una spilla per accollarsi sul petto la sua veste di mattina e discese le scale appoggiata al braccio del marito. In quella mite e dolce mattinata di giugno, l'aria era pi che mai profumata dall'odore semplice e buono del fieno; la terra s'immergeva in un'onda calda di luce, e si copriva pian piano di nuvolette bianche. Sull'ampia strada che menava al castello un gaio e stridulo stuolo di passeri saltellava nella polvere.
Michael esamin il piccolo fucile, se lo appoggi alla spalla, poi lo dette ad Olga mostrandole come doveva disporre le dita e come doveva tenerlo. Ella prese di mira prima una mela che spiccava fra le toglie, poi una rondine che si abbassava nel suo volo sino a radere il suolo.
"Vedi un po' come io carico."
Olga guardava con una viva curiosit la cartuccia, la bacchetta.
"Ora metti tu stessa la capsula. Attenta. Rialza adesso il cane. Bene. Prendi dunque di mira quella mela."
Ella spian il fucile, mirando.
"Pi alto."
Il colpo part, delle foglie volarono.
"Carica da te stessa, questa volta. L'altro colpo andr meglio."
Olga prese la piccola cartuccia, vers la polvere nella canna, mise a posto lo stoppaccio, i pallini, la capsula.
"Vedi quei passeri l sulla strada?" domand Michael che li aveva scorti guardando intorno.
"S."
"Ebbene tenta la tua fortuna."
Ella, senza riflettere n meno un istante, mir. I garruli uccellini fluttuavano spensierati, ad ali distese, nella bianca abbondanza di polvere, calda, finissima; vi si tuffavano quasi, ricomparivano gaiamente con le testine scure impolverate, folleggiavano, s'abbaruffano, pispigliavano, s'inebriavano del loro chiasso giocondo.
Il colpo scatta. Un grido parte da pi di venti piccole gole: il denso sciame si leva gravemente e va a posarsi sulla siepe, facendone curvare le rame. Olga manda un grido di gioia e corre. Cinque di quei poverini erano a terra crivellati, sulla polvere bagnata da goccioline di sangue. Uno si dibatteva ancora, rivoltandosi in giro, finch rimase disteso, spirando con gli altri. Olga li raccolse nella sua veste e ritorn correndo.
"Cinque ne ho uccisi, cinque" grid con giocondit infantile. "Eccoli."
Salita sul ripiano della scala, dispose le vittime sulla balaustrata, come si dispongono i cadaveri dei soldati caduti sul campo di battaglia prima della sepoltura, e li guard con grande compiacimento.
"Cinque, d'un sol colpo!" ripetette con la stessa giocondit. " stato proprio un bel tiro."
Michael ricaricava il fucile. Ma sua moglie intanto era diventata triste. In silenzio, con la testa fra le mani, ella continuava a fissare i suoi piccoli morti, finch tutt'a un tratto delle grosse lacrime le scesero dagli occhi.
"Che cos'hai?" chiese il marito sorpreso. "Tu piangi, mi pare."
"Povere bestioline!" rispose lei, cominciando a singhiozzare. "Com' triste veder quelle piume bagnate di sangue, quegli occhi spenti, quei corpicini ancora caldi! Che cosa ci hanno fatto? E dire che certamente avran lasciato dei piccoli nei loro nidi, dei piccoli che attendono e che possono morir di fame! Ed io ho tolto loro la vita e non la posso ridare! Tutta colpa di questa nostra maledetta vita, di questa solitudine che fa di noi, per semplice noia, degli animali feroci."
Michael dette in uno scoppio di risa: e a lei questa esplosione in quel momento parve orrendamente brutale e villana.
"Tu non vuoi comprendermi;" disse Olga. "Devo dunque esprimerti pi chiaramente quel che sento.  gi molto che avverto questo bisogno nel mio cuore. La vita ch'io meno non pu durare cos, a meno che tu non voglia sacrificarmi. Tu allontani tutti gli uomini del nostro vicinato, tu mi rinchiudi: l'ultima contadina ha pi liberto di me. Io non ne posso pi, mi dispero, sar fra breve ammalata o folle."
E dette di nuovo in singhiozzi convulsi.
Suo marito non rispose. Scaric il fucile e risal quietamente nella sua stanza.
Ella lo aveva seguito e si era appoggiata, con le braccia incrociate sul petto, alla finestra.
"Non mi dice neppure una parola;" osserv lei dopo qualche minuto. "Non ne valgo la pena?"
"Io non parlo mai prima di aver riflettuto" rispose lui. "Hai tu pure considerato bene ci che mi hai detto?"
"Se l'ho considerato! Ho passato delle notti intere a piangere e a pregar Dio di liberarmi da questa oppressione."
"Bisogna allora provvedere;" disse Michael freddamente, senza scomporsi.
"Provvedi, dunque."
"Tu qui, in casa tua, non ti senti felice con questa vita solitaria?"
"No."
"Non la puoi sopportare?"
"No."
"Ebbene, devi oramai vivere come ti piace meglio. Ricevi pure visite, invita le tue amiche, va in casa dei vicini, balla, monta a cavallo, viaggia, va a caccia con chi vuoi. Io non ho nulla in contrario."
"Ed io te ne ringrazio;" disse Olga confusa.
"Ma non occorre ringraziarmi;" replic lui, serio e grave.
"Sei irritato?" chiese lei con premura, asciugandosi le lagrime.
"No, non sono affatto irritato;" rispose Michael; e se la strinse al petto, la baci, si mise a cavallo e corse alla foresta per sorvegliare il taglio degli alberi.
In poco tempo Olga cambi completamente il sistema della sua vita. Il circondario di Kolomea parve diventare rapidamente una sola societ, un solo gran salone, dove scopo principale era il divertimento e dove splendeva come centro luminoso la giovine e bella signora che si slanciava nella nuova vita col pi grande impulso di volutt.
La casa tetra e solitaria si animava una buona volta di suoni e di colori, rinasceva alla vita; e persino i pioppi, i grandi e solenni pioppi assumevano, nello stormire, qualcosa di gaio. Sul prato brillavano al sole delle vesti femminili, dei cerchi e dei volanti di vari colori spandevano una lieta baldoria per l'aria e delle risa argentine destavano gli echi del giardino.
Lentamente le foglie, sugli alberi, arrossivano. Il vento so soffiava con violenza sulle stoppie; delle erbe lunghe si arrovesciavano come lembi di bandiera sui cespugli sfrondati e le gr in stormi triangolari partivano pei paesi del mezzogiorno. A traverso la vasta pianura Olga passa sul suo bianco cavallo d'Ucraina, la veste s'agita al vento, una piuma le dondola sulla berretta civettuola. I giovani proprietari e le loro signore in fantastici costumi la seguono sui loro ardenti cavalli. Il corno di caccia suona a riprese. In un orto una lepre drizza le sue lunghe orecchie, si arresta spaventata e fugge verso il bosco. La volpe manda un grido rauco e si caccia dietro i cespugli pi fitti.
Intanto di giorno in giorno il cielo diventa sempre pi grigio, pi nuvoloso; i corvi svolazzano intorno ai vecchi pioppi; la notte gli occhi del lupo brillano come fiamme verdi dietro la siepe. Una bella mattina tutta la pianura  coperta da un molle e denso strato di neve; i vetri sono spruzzati di diamanti; delle gocce cadono continuamente dagli alberi e dai tetti; i passeri mandano per l'aria fredda i loro piccoli gridi. Ancora qualche settimana e la neve rester. Allora si mette fuori la slitta con la sua polverosa testa di cigno e le pelli di orso risuonano sotto la frusta sottile del cosacco. Il fuoco crepita nell'ampia stufa di stile rinascimento. D'ogni parte le slitte, come uccelli di rapina, accorrono al castello ospitale, i sonagli squillano per le vie, nel vestibolo si accumulano pellicce su pellicce, e le signore nelle calde mantelle bianche riempiono di eleganza e di fumo con le loro sigarette il piccolo salone, mentre i cavalieri si sforzano di calzare dei guanti bianchi sulle loro dita irrigidite. Qualcuno siede subito al piano, e gi le coppie si allineano per la danza.
Cos si va di settimana in settimana, di societ in societ. I tavoli di gioco restano a permanenza nei saloni, le lunghe pipe fumano sempre e le bottiglie vuote si ammucchiano per la cantina in vasti quadrati come i battaglioni della vecchia guardia a Waterloo.
E quando Olga, alla pallida luce dell'alba, avvolta nella sua ricca pelliccia di martora, sprofondata nella sofficit della slitta, ritorna a casa, i cosacchi la precedono a cavallo con le torce da cui la pece goccia quasi fischiando sulla neve, e le altre slitte le fanno la scorta come a una regina.
E da vera regina ella impera illimitatamente nella gaia corona di ammiratori, e risplende e trionfa ed  felice. Gi fra i cavalieri un tale o tal altro, che sa presentarle in modo specialmente grazioso ed originale le confetture preferite, e che ottiene perci il favore di cavarle e di calzarle le scarpine foderate di pelliccia o di tenerle la staffa,  ritenuto come il suo amante, mentre ella non ha ancora violata, n meno con una sola parola, n meno con un solo sguardo la fede giurata al marito. Anzi, mai come ora ha saputo circondarlo di tanta affettuosa premura, ha cercato di compensarlo con mille piccole delicatezze. Ma i susurri dispiacevoli della societ, dei vicini, della gente di servizio sono giunti alle orecchie di Michael. Egli ha fiducia nella propria moglie, ma non transige in fatto di onore ed ogni goccia che la calunnia spruzza su di Olga gli brucia come veleno e come fuoco nell'anima.
Egli diventava sempre pi triste, sempre pi freddo. Quando vedeva arrivare una visita, se ne usciva di casa senza farsi scorgere, per la porta di dietro. A poco a poco cess di accompagnare Olga nelle escursioni. Nella primavera fond con alcuni proprietari del distretto un circolo agrario, introdusse dei miglioramenti nella sua industria, si abbon a molti giornali, compr un gran numero di libri, si diede a praticare coi contadini e a frequentare le loro osterie, perch pensava allora di farsi nominare deputato alla dieta. Dopo il ricolto andava spesso a caccia, solo col suo cane, rientrando qualche volta assai tardi nel corso della notte. Olga era a letto, ma non poteva chiuder occhio: il cuore le batteva per l'ansia dell'attesa; e lui pensando ch'ella dormisse, raggiungeva la sua camera senza far rumore. Non mai finora ella aveva preso tanto interesse a quanto egli faceva: ogni suo menomo atto aveva ora per lei una importanza pi grande. Quando lui era fuori, lei percorreva i giornali che gli aveva visto leggere, sfogliava i libri che gli aveva visto studiare.
Ella comincia adesso a presentire che cosa  l'amore e a pensare che potrebbe amare suo marito.
Ora che lo vede curarsi s poco di lei, da passare delle ore intere a conversare coi contadini dalle lunghe visite e dall'orribile puzzo di cuoio di Russia, mentre non trova per lei che appena una parola; ora ch'ella passa le lunghe serate accanto a lui senza riescire a fargli alzare la testa dal libro; ora ch'egli pu andare a letto senza darle un bacio, ora lei desidera a ogni costo di sentir ricambiato ardentemente l'amor suo. Ella immagina delle acconciature affascinantemente trascurate, fa con suo marito delle civetterie come con uno dei pi folli suoi ammiratori; perch egli deve amarla, perch essa vuole essere amata.
Niente lascia intentato e si appiglia infine a un mezzo estremo: renderlo geloso.
Ma dove trovare uno che possa eccitare la gelosia di un uomo cos freddo, cos accorto, cos sicuro? Ella cerca sempre intorno a s in societ, in casa, ma invano: non trova nessuno.
Una sera, sul tramonto, Michael stava fermo presso la siepe del giardino, e guardava con tristezza il sole che spariva dietro i boschi riversando ancora la rosea profusione dei suoi ultimi raggi sui campi falciati, sulle erbe e sulle rame degli alberi. Tutt'a un tratto ella gli gett un braccio intorno al collo e gli prese la mano, che subito da calda divenne fredda come di ghiaccio.
"Perch non stai pi vicino a me?" chiese lei con abbandono. "Tu mi fuggi. Tanto ti dispiace la mia vita di adesso? E come vuoi ch'io viva? E mi ami tu ancora?"
Michael, pensoso, le accarezz la guancia e torn a guardare il paesaggio. Olga in uno slancio di passione se lo abbracci e gl'impresse sulle labbra un lungo e forte bacio. Lui volle liberarsi dolcemente.
"Domani" le disse "tu sei invitata dal signor di Zawale per la caccia coi bracchi. Vuoi ch'io ti accompagni?"
Olga lo guard perplessa.
"Non  questo ch'io voglio;" rispose.
"Ma s,  questo;" aggiunse lui sorridendo. "Vieni, comincia a far fresco, rientriamo."
Dentro, se la fece sedere sulle ginocchia e prese a tempestarla di baci sulla nuca, sulla bocca, sul petto, come una volta. A lei quella gioia improvvisa, immensa, toglieva quasi il respiro. Quando tutt'a un tratto il marito le disse di accendere la lampada e di portargli il giornale. Ella serr per la rabbia il suo piccolo pugno e non fece che piangere tutta la notte, sino al mattino.
Aveva ancora le lagrime agli occhi, quando egli la mise in sella; stette a guardarlo un momento con aria strana, frust il cavallo e via.
La giornata era splendida e mite. La caccia si spandeva gioconda pei campi. I tiratori erano distribuiti nella foresta; Michael aveva preso posto nel folto di una macchia. La bella Olga con lo scompiglio nel cuore e le lagrime negli occhi dirigeva la caccia. Fu essa a scoprire la prima lepre che cercava di uscire dal bosco all'aperto, e seppe indicarla con la sua piccola mano tremante. I levrieri furono sciolti, i corni risonarono, la cavalcata si slanci con grida selvagge ad inseguire la povera bestia nella fuga disperata. Con una sorridente noncuranza del pericolo ella saltava fossi, torrenti, siepi; un piacere feroce la faceva fremere in tutti i suoi nervi; e quando vide i cani sollevare in aria la povera bestia atterrita dallo spavento, ella dette in uno scoppio di risa, come un bimbo che vede volare una palla. In tutti gli sguardi si scorgeva l'ammirazione per la intrepida cacciatrice; era un nuovo trionfo per la vanit della superba signora quel veder spirare una misera lepre ai suoi piedi; i cavalieri corsero a baciarle la punta dei guanti molli di sudore, agitando i berretti. Con le guance infocate e gli occhi splendenti, ella guardava quella cerchia di estatici: eran tutti suoi ammiratori.
Ma solo, in disparte, sul limitare del bosco, se ne stava un giovane che non era stato da lei sino allora notato e che la fissava in silenzio con un'aria stranamente severa.
"Ebbene, signore;" gli grid lei in tono provocante: "non venite a congratularvi!"
"Io no;" rispose lui seccamente.
Olga, spingendo innanzi il cavallo con mossa rapida, gli si avvicin.
"E perch, se non vi dispiace?" chiese lei pi con curiosit, che con collera.
"Una donna che gioisce del supplizio di una misera bestia deve essere o molto spietata o molto... irriflessiva".
In questo momento qualcosa come un odio diabolico, tremendo, indomabile parve passare nell'animo della fierissima donna; ma era un altro sentimento; tanto che ella guard per qualche minuto l'audace.
Era ci che le occorreva per tormentare suo marito. Di altro non le importava, ora. Ed egli osava trattarla con indifferenza! Ah! se doveva pentirsene! Basta. Questa era la prima volta che un uomo si permetteva di parlarle in modo cos brusco, cos altero, cos ostile quasi. E pure c'era tanta bont nei suoi occhi.
Ella fremeva di rabbia, arsa da una febbre di vendetta, mentre lui, l'audace, poco dopo non pensava pi a lei e, cos al tavolo da gioco come nella sala da ballo, conversava animatamente con gli altri. Evidentemente per lui che occupava un certo posto in societ ella non esisteva n meno. Mai una condizione di cose pi irritante.
Le riusc di sapere ch'egli si chiamava Vladimiro Podolew, ch'era un uomo di cui allora si faceva un gran parlare e di cui tutti avevano un alto rispetto.
"Vladimiro  stato sgarbato con lei;" venne a dirle la padrona di casa, una bella donna, molto accorta, che da semplice contadina era diventata la moglie del signor di Zawale. " il suo carattere. Egli ha delle maniere tutte sue:  davvero un uomo strano, e vede ogni cosa come gli altri non vedono, acutamente, profondamente; pare che al suo spirito nulla possa celarsi. Cerchi di conoscerlo meglio; anzi gli parli soltanto, e se ne persuader."
L'orgogliosa donna, che alle dichiarazioni ardenti dei suoi adoratori rispondeva solo con un altero movimento delle sopracciglia, si mosse e and diritto sino a lui.
"Voi mi avete offesa;" cominci a dirgli con le labbra pallide, frementi... ma non potette continuare.
"La verit fa sempre dolore;" rispose Vladimiro con una profondit di sguardo che le pass sino al cuore; "ma  salutate e pu dirsi a dirittura la grande medicina delle anime malate."
"Secondo voi," riprese Olga con voce pi sommessa, "io sembro irriflessiva. Io invece ho riflettuto molto sulle vostre parole e non sono riescita a capirle. Spiegatevi meglio."
"Su che cosa dovrei spiegarmi?" chiese Vladimiro con indifferenza.
"Voi ritenete che l'uomo non ha il diritto di ammazzare gli animali?" chiese lei con un movimento ironico delle palpebre.
Vladimiro sorrise.
"Che logica tutta femminile!" disse. "Non si trattava di ammazzare, ma soltanto di tormentare e straziare. E poi chi ha parlato di diritto? In questo mondo la sola necessit domina sovrana. L'uomo deve vivere infine e ammazzare per vivere. Anche quando si ciba di piante egli ammazza del pari, poich anche le piante hanno una vita. Pu ammazzare gli animali, ma solo quando ci  necessario e senza tormentarli, poich hanno essi una volont, un sentimento, un intelletto come noi: essi pensano, quantunque meno di noi: e gioire del loro supplizio non  qualche cosa di meglio del divertirsi a veder morire i gladiatori nel circo. Una donna che pu spingere a morte un animale mi appare simile assai a quelle vestali che potevano far dipendere da un cenno della loro mano la vita o la morte di un individuo e che tanto si compiacevano ad abbassare il pollice. Pu giungere cos una donna a non sentire pi orrore n meno dinanzi a un sacrificio umano; poich quel tanto di ragione, che ci distingue dalla bestia, non ha tuttavia un gran peso sull'animo di una donna....
"Vi ringrazio;" disse Olga, dopo aver per qualche tempo guardato fisamente davanti a s. "Ora per vogliamo divagarci un poco."
Gli prese cos, senz'altro, il braccio e si fece accompagnare nella sala da ballo. Dove, mentre egli se ne stava in disparte, accanto ad una porta, ella, passando fra le braccia di un altro nei vortici inebrianti della danza, gli lanciava ogni volta, col fascino dei suoi languidi occhi neri, uno sguardo vivo e ardente. Di tratto in tratto quando doveva scegliere qualcuno per discorrere, sceglieva lui, e cercava sempre di trascinarlo nel viluppo di una conversazione animata: ma egli restava calmo, indifferente, e parlava poco.
Nel ritorno al castello, Olga era irritata e s'affondava nella sua pelliccia come un ragno al quale abbiano guastata la tela.
"Chi  poi quel giovane, quel Vladimiro Podolew?" chiese ella infine a suo marito con un tono d'indescrivibile disprezzo.
" un uomo, nel vero senso della parola, e con ci  tutto detto;" rispose Michael, ch'era superiore ad ogni volgarit d'invidia o di gelosia. "Egli ha dei beni presso la frontiera russa nel circondario di Zloczower ed ha qui preso in fitto una grande estensione di terra.  un uomo dotto, che ama il progresso; ha viaggiato all'estero ed ha imparato molto; non  n un fannullone n un sognatore, e sopra tutto," aggiunse, guardando Olga, "non  n un vanesio n un damerino, come la maggior parte dei nostri giovani".
"Non  un Polacco?".
"Ma n meno per sogno! Non so come puoi domandarlo. Si  mai visto un Polacco imparare a far qualcosa con garbo?  un Russo, s'intende bene".
Quella notte Olga non potette dormire, tormentata dal desiderio di trovare il mezzo per prendere l'insolente nei suoi lacci. Il mattino ella si lev di letto col proposito di non dargli tregua, senza chiedersi n meno se ci lo avrebbe fatto soffrire. La punizione le dava piacere, e questo bastava: egli sarebbe stato circondato di reti ed inseguito come una volpe.
Che importava che l'impresa fosse un po' ardua? Tanto meglio!
Pochi giorni dopo quel primo incontro, Vladimiro venne al castello. Olga si lusingava che venisse per lei, e lo accolse con un sorriso di trionfo.
"Mio marito  andato al villaggio;" diss'ella: "e non ritorner che molto tardi".
La bella signora sperava cos, che egli avrebbe in certo modo lasciato scorgere il suo piacere per questa circostanza.
Ma egli rispose seccamente: "Allora torner domani".
"Perch non restate con me?" chiese lei sorpresa.
"Son venuto per vedere le terre di Michael e non credo che voi potreste mostrarmele".
"Ebbene mi terrete compagnia".
"Non potrei, signora. Riescirei certamente poco piacevole a voi, e perderei pur io un tempo prezioso a tornire la frase. La vita  tanto breve e c' sempre tanto da lavorare e da imparare. M'inchino ai vostri piedi, signora".
E se ne and.
Ricomparve nel pomeriggio del giorno seguente. Olga leggeva un nuovo romanzo francese e non si mosse dalla sua sedia a dndolo. Lo sent discorrere con Michael nella stanza vicina, poich la porta era socchiusa; e sebbene non volesse ascoltare, pure, suo malgrado, lasci stare il libro in cui prima era assorta, e non perdette n meno una parola. S'accorse allora con un certo dispetto che Vladimiro parlava di ogni cosa con acume, con chiarezza, e sempre a proposito; non trattava che questioni di cui era versato, e sembrava che nelle sue parole uomini e cose fossero, per cos dire, trasparenti.
"Da te si pu sempre imparare qualche cosa, amico mio!" gli diceva Michael, che pure, come Olga sapeva benissimo, era tanto avaro di elogi.
Annottava quando ella si sent chiamare da Michael. Con una specie di precipitazione involontaria spinse la porta: e non scorse che le punte dei sigari le quali splendevano come due punti rossi nell'oscurit; pure al movimento brusco di uno dei due punti luminosi, comprese che Vladimiro si era alzato per salutarla.
Michael la preg di far portare il the. E quando il Cosacco, distesa la piccola tovaglia, ebbe messo a posto la lampada e il samowar fumante, Olga venne a sedersi in una delle poltroncine accanto a loro, rispondendo con un cenno del capo al saluto di Vladimiro. Il Cosacco serv anche delle vivande fredde, la barina riemp le tazze, accese alla lampada la sua sigaretta e si affond nella sua poltrona. I due amici ripresero la loro conversazione senza preoccuparsi di altro, mentre ella seguiva col suo sguardo gli anelli di fumo che lentamente si dileguavano, e a traverso le sue palpebre socchiuse, adombrate di lunghe ciglia nere, contemplava Vladimiro.
Non era bello, ma molto interessante; non brutto, e n meno giovanissimo; giovane, forse, quanto lei, di media statura, magro, e quasi di aspetto meschino con le mani sottili e i piedi piccoli, ma il suo tratto e i suoi movimenti rivelavano una straordinaria energia. Il suo volto un po' lungo e naturalmente pallido senz'ombra di rosso, aveva preso, sotto la carezza del sole, una tinta bruna, assai strana. La fronte piuttosto bassa, spiccando sull'arco ben pronunziato degli occhi e del naso, mostrava delle prominenze che avrebbero richiamata l'attenzione di un frenologo. Il mento era lievemente acuto e le labbra tumide scoprivano due file di splendidi denti. Vladimiro non portava barba, ma invece aveva dei folti capelli neri, pettinati molto semplicemente e riversati indietro quasi come usano in Germania i pastori protestanti e i maestri. Olga non lo perdeva mai di vista, pur evitando d'incontrare il suo sguardo; ma ci voleva tutto uno sforzo di volont, tanto era il fascino e tanta l'attrazione che su di lei esercitavano quei due grandi occhi bruni, sereni e profondi. La loro espressione cambiava sempre. Ora un po' socchiusi, lanciavano lampi di malizia sarcastica, ora di sotto alle lunghe, finissime ciglia mandavano un fulgore limpido e vivo, ora irraggiavano nell'anima una fredda e penetrante chiarezza, ma sempre da essi traspariva una franchezza di carattere e una sincerit di sentimenti, che ispiravano confidenza.
Da tutta la sua persona, malgrado la semplicit e la riservatezza dei modi, s'indovinava che in fondo a quell'anima ci doveva essere una certa poesia.
Tale era l'uomo che in quel momento non voleva prestare la minima attenzione alle grazie della pi bella donna del distretto.
Egli parlava con Michael dell'agricoltura, dell'allevamento dei cavalli, del taglio dei boschi e infine degli affari del paese. Olga fin col gettare la sigaretta e mettersi a sentire con interesse.
"Vi annoiamo, signora?" chiese Vladimiro con un sorriso ironico.
"Ma no!" rispose Olga. "Mi piace, anzi, tanto di ascoltare questi discorsi. Altro che le nostre cos dette conversazioni! Noi, donne, dimentichiamo assai spesso come  povera e fuggevole la nostra vita e come  difficile il sapersela assicurare a furia di fatiche e di lotte. La seriet con cui vi sento discorrere mi fa tanto bene.  come, non so trovare altro modo di esprimermi,  come se uscendo dal mio salotto profumato io entrassi nella foresta e quell'aria viva e fresca, quella fragranza naturale, acuta ed aspra mi penetrassero con pi largo respiro nel petto."
La superba signora disse tutto ci senza ombra d'orgoglio, semplicemente, quasi confidenzialmente.
Vladimiro allora, per la prima volta, le rivolse un lungo sguardo; e partendo le stese la mano. Ma com'era fredda, com'era dura quella mano! Una vera mano di ferro...
La sonnambula raccontava con la pi grande semplicit; le sue parole fluivano limpide e melodiche come le acque mormoranti di una sorgente. Pareva ch'ella leggesse la sua storia con graziosa cadenza, o che l'avesse mandata a memoria, parola per parola, e ora la recitasse. Evidentemente ella riviveva, ancora una volta, il suo passato; rivedeva ogni cosa, e le stavano presenti ogni luogo, ogni tono, ogni colore, ogni mossa.
Io chiusi gli occhi per ascoltar meglio, trattenendo, quasi, il respiro.
A cominciar da quel giorno, ella riprese, Vladimiro venne pi spesso. Con lui Olga era tutta diversa da quella che era con gli altri: diventava modesta, semplice, dimessa, lo lasciava parlare, ascoltando con attenzione, lo interrogava qualche volta, parlava poco, ma non si stancava di guardarlo negli occhi. Le sue vesti erano di una semplicit supremamente elegante; portava quasi sempre un abito di seta scura, chiuso sino al collo, dove finiva con un nastrino bianco. I magnifici capelli rialzati a cordone le incorniciavano la testa come un largo diadema.
Mentre gli altri ambivano l'onore di bere nelle sue scarpine, ella colmava Vladimiro di mille piccole attenzioni, e gli faceva a dirittura la corte. Ogni osservazione che venisse da lui era per lei della massima importanza.
Una volta egli fece un'uscita contro l'uso dei busti. La sera dopo ella comparve in un'ampia giacca, in una comoda kazabaika di velluto nero foderata e guarnita di martora.
"Cos va bene!" disse Vladimiro, contemplandola per la prima volta con un certo piacere.
"Non porter mai pi un busto;" rispose ella subito.
"E perch?"
"Perch voi dite che ci non sta; e voi comprendete assai meglio di noi altri."
All'ora del the Olga si trov per caso a sfiorargli l'aristocratica mano con un lembo estremo di pelliccia della sua manica, ma vide che quel contatto fu per lui come una piccola scossa elettrica, e il petto le si gonfi di gioia e gli occhi le scintillarono di trionfo.
Vladimiro, per, nel tempo stesso comprese ch'ella minacciava di turbargli la pace, e si mostr d'allora in poi pi riservato, evitando di trovarsi solo con lei e stringendosi sempre in maggiore intimit col marito.
Il caso volle che, alcuni giorni dopo, il discorso cadesse sopra una signora assai civetta per la quale un giovane ufficiale era morto in duello.
"Ma qual sentimento del suo onore," chiese Michael, "quale affetto pei figli, pu mai avere una donna che non teme di fare spargere il sangue?"
"Ah!" sospir Vladimiro. "L'onore di queste civette  come quello di un conquistatore: si giudica dal successo. Cos una donna, alla sua vana frenesia, sacrifica felicit, amore, stima, tutto. Ma un uomo di carattere, che si rispetti, resta sempre fermo, sempre al sicuro dall'insidia. Non ci cascano che i bellimbusti, gli sciocchi, i fannulloni; la gente vana e sventata. Allora queste donne fan come i gatti che in mancanza di preda migliore si contentano di acchiappare i topi o le mosche. Pur troppo, per la razza delle civette si moltiplica sempre pi, perch, da noi la donna educata  l'eroina del dolce far niente, legge romanzi e suona il piano... Questa  la disgrazia".
"Ma voi disprezzate le arti!" disse Olga in tono di protesta.
"Oh! tutt'altro!" rispose egli con vivacit. "Ma senza lavoro non vi  vero piacere. I grandi artisti, che ci hanno lasciato capolavori immortali, han lavorato anch'essi con anima, con passione, come intingendo il pennello o la penna nel vivo sangue del loro cuore. Solo chi lavora, chi crea, chi fa qualche cosa,  in grado di comprenderli e di gioirne".
"Avete ragione;" riconobbe Olga con tristezza. "Quante volte non sento io dentro di me un vuoto spaventevole, una profonda nausea di tutta la vita?"
"Cercate di lavorare;" aggiunse Vladimiro austeramente: siete ancora giovane, e farete forse in tempo a rimettervi sulla buona via."
Ella non os guardarlo.
Passarono delle settimane.
Una fitta nebbia avvolge il castello, il vasto piano  ricoperto da un denso strato di neve, lo stagno ha una superficie splendente di ghiaccio. Ma la slitta resta impolverata nella rimessa, e le tignuole si annidano nelle pelli d'orso. Olga se ne sta affondata nei soffici cuscini della sua ottomana e tortura il suo cervello. Quanto meno ella riesce ad accender Vladimiro col fuoco dei suoi sguardi ardenti, tanto pi il suo imperioso senso d'orgoglio le fa desiderare irrefrenabilmente la sottomissione del refrattario; ella si sente offesa, ferita, umiliata dinanzi a s stessa. Doveva vederlo ai suoi piedi, per poi levarsi con la gioia del trionfo e calpestarlo col suo disprezzo. A un pericolo per s stessa non pensava. Si trovava davanti al primo uomo che meritasse di esser conquistato, e non doveva riuscire a vincerlo col fascino, con la bellezza, con l'arte sua?
Doveva, s, doveva; a ogni costo, a qualunque prezzo, fosse anche il pi alto!...
Sapeva ch'egli stimava sopra tutto il lavoro, e cominci a lavorare.
"Tu eserciti una buona influenza su di mia moglie". disse Michael una sera a Vladimiro, mentre Olga, seduta al telaio, ricamava; "vedi come  occupata da qualche tempo."
Vladimiro la guard.
"Vi ho detto io forse," chiese a lei bruscamente, "che dovete affaticarvi la vista ed infossarvi il petto? Via; lasciate stare."
Ella ascoltava.
"Se volete fare qualche cosa," prosegu lui, "c' di meglio. Le vostre terre e la loro coltura non lasciano nulla a desiderare, ma mi avvedo che nella vostra casa invece mancano quella nettezza e quello splendore che tanto distinguono l'Olanda e parte della Germania. Ecco dunque un'occupazione, che vi permette di conservarvi sana e... bella".
Era la prima volta che quell'uomo cos grave, quasi di ferro, si degnava di farle un complimento. Ella subito si volse verso di lui, sorpresa, col viso rosso come di fiamma, e lo guard timida e grata.
Il giorno seguente Vladimiro giunse mentre ella toglieva le tele di ragno dalla volta della sala da pranzo. Le tolse allora la scopa di mano e la depose in un canto.
"Ma no; questo non  lavoro per voi;" le disse dolcemente. "Non intendevo di dire che i vostri teneri e ricchi polmoni dovessero empirsi di tanta polvere".
"E come fare allora?" chiese lei. "I miei domestici non son pur troppo olandesi".
"Diventeranno qualcosa di meglio, anche; sol che vi mostriate con loro severa e giusta nel tempo stesso; e non per una volta sola, ma mille volte, tutti i giorni, tutto l'anno. Non dimenticate mai che qui siete la padrona, e che se compite voi il lavoro dei vostri domestici indolenti, fate presso a poco lo stesso che faceva Napoleone quando montava la guardia in vece del granatiere addormentato."
Dopo questa specie di sermone le offr il braccio e visit con lei tutta la casa, sino alla cucina e alla cantina.
"Se non avete di che occuparvi da mattina a sera, sorvegliate l'andamento delle faccende di casa: dirigete, disponete, date gli ordini: ecco il vostro cmpito. E poi, portate i conteggi; darete cos un vero piacere o un gran sollievo a vostro marito."
Dalla terrazza, ove si erano fermati, egli le mostr il giardino.
"Quando viene la primavera, seminate, piantate, innaffiate, vangate, svellete le erbe cattive; e ve ne troverete assai bene. Allora potete anche esser crudele, come ogni donna di tratto in tratto deve essere, facendo una guerra spietata ai bruchi e ai lombrici. Invece raccomando alle vostre cure le mie piccole, industriose amiche: le api. Ed ora", conchiuse riconducendola nel salone, "ora vi pregherei di sonare qualche cosa poich voi sonate con tanta maestria e con tanto sentimento."
La barina trem tutta. Sedette al piano con gli occhi bassi e lasci scorrere le dita sui tasti.
"Io intendo il vostro suono", disse Vladimiro sommessamente "lo intendo, guardando queste dita sottili, trasparenti, che pare abbiano un'anima."
Olga era diventata pallida; persino le labbra eran bianche: tutto il sangue le rifiniva al cuore: s che dovette arrestarsi un istante: poi ricominci a sonare...
Era la sonata del Chiaro di luna di Beethoven.
Ai primi lenti e flebili accordi dell'adagio Vladimiro si port la mano come una benda sugli occhi. Tutto l'incanto di una notte di luna si diffondeva su quei due: delle ombre dense scendevano ad avvolgerli, una luce magica, tremula, malinconica spandeva intorno la serenit; e le loro anime vibravano all'unisono con quella melodia, ampia e dolente come la mestizia solenne di un'alba. Quando l'ultimo accordo si dilegu nell'aria, Olga lasci ricadere le mani, lentamente.
Tacevano entrambi.
"Abnegazione, rassegnazione!" sospir lui infine. "Ecco quel che vuol dire questa meravigliosa e strana sonata: quel che vuol dire la natura, il mondo, l'ambiente in cui viviamo. Rassegnazione del cuore anzi tutto. Abnegazione! Tanto se si tratta di un amore deluso che continua nel cuore fedele, tanto se si tratta di un amore che si condanna da s stesso a un eterno silenzio. Tutti dobbiamo imparare a rassegnarci."
Egli si volse a guardare Olga. I suoi occhi sembravano umidi. E tutto il suo volto era estremamente pallido...
Stette cos qualche tempo senza poter riaversi. Olga lo comprese...
Un giorno Michael and solo a Kolomea per far delle compere. Olga rimase. Il cuore le dava dei palpiti strani e di tanto in tanto sembrava soffermarsi per l'ansia: ella sentiva che lui sarebbe venuto. Quando le prime ombre della sera penetrarono nella sua stanza, ella si avvolse quasi con impeto nella kazabaika e sedette al piano. Cominci un preludio automaticamente, senza volont. Poi, non contenta, fin con una dissonanza, si alz, si tolse la pelliccia che la soffocava, e, con le braccia incrociate sul petto si diede nervosamente a camminare su e gi pel salone.
A un tratto la porta si apr. Era Vladimiro che entrava.
Ella arross vivamente, serr la kazabaika sul petto e gli tese la mano.
"Dov' il signor Michael?" egli chiese.
"A Kolomea."
"Allora io..."
"Vorreste andarvene via per questo?"
Vladimiro esit.
"Pensate", ella aggiunse con voce oppressa, piena di sospiri, "pensate che sin dalla prima mattina, sin dall'alba di quest'oggi, io sto pregustando la gioia di parlare con voi, di parlare sola sola con voi... Restate, ve ne prego."
Vladimiro pos il berretto sul piano-forte e sedette in una poltroncina scura. Olga fece ancora qualche passo per la stanza, poi improvvisamente si ferm dinanzi a lui.
"Avete amato mai, Vladimiro?" gli chiese con tono rapido e fioco. "Oh! certamente!" prevenne ella stessa, e un sorriso ironico le incresp le labbra.
"No". rispose lui gravemente.
Olga lo guard meravigliata, senza parola.
"E potreste amare?" domand infine con una certa esitanza. "Non lo credo."
"Ancora una volta, voi v'ingannate" egli rispose. "Gli uomini come me, che non si spendono in moneta spicciola, che arrivano a una certa et senza crisi di cuore, sono forse i soli capaci di amar veramente. Come mai potrebbero far lo stesso, nel loro stato di frutti ancora acerbi, una ragazza o un giovanottino? Solo un uomo  capace di tanto... Forse anche una donna... ma la maggior parte di esse ha gi sciupato e sminuzzato ben presto il proprio cuore."
"E come dovrebbe essere la donna che voi potreste amare?" chiese Olga dopo qualche minuto, senza cambiare atteggiamento.
Vladimiro tacque.
"Ci m'interessa estremamente", mormor lei.
"Devo rispondere?"
"Ve ne prego."
"Ebbene dovrebbe essere appunto il contrario di quel che siete voi", egli disse con voce lenta, quasi repressa.
Olga impallid, poi una vampa di sangue le sal al volto e gli occhi le si empirono di lagrime. Abbass la testa.
"Via! invece di ridere!" riprese Vladimiro con una tristezza che non riusciva ad ammantarsi di umorismo. "Tutto ci dovrebbe sembrarvi infinitamente ridicolo."
"Siete poco gentile", rispose Olga con risentimento soffocato dalle lagrime.
"Ma son sincero", ribatt lui, senza riguardo.
"Voi avete a dirittura un'avversione per me", rilev la barina, alzando la testa con un movimento di orgoglio ferito. " gi da molto tempo che me ne sono accorta."
Vladimiro diede in un riso breve, rauco, infinitamente triste.
"Allora vi dir la schietta verit, tutta intera", dovette dichiarar lui con profonda amarezza. "Io sento per voi quel che per nessuna donna al mondo ho mai sentito."
Olga lo guard attonita. Il cuore le batteva tanto forte da farle perdere il respiro; il sangue le rombava negli orecchi.
"Potrei amarvi..." egli prosegu serenamente con uno sguardo pieno di dolorosa rassegnazione.
"E allora amatemi."
"No; per l'amore occorre anzi tutto la stima."
Olga ebbe un movimento di sorpresa.
"Vi prego", egli disse, notando quel movimento, "non interpretate male il mio pensiero. Non voglio offendervi, voglio solo spiegarmi... In fondo  sempre un cieco istinto, un impulso naturale una inconscia affinit, che ci attrae. Non si tratta di noi, delle nostre gioie, ma della nostra specie, di una nuova vita; sono gli oscuri disegni della natura: ogni giorno  un giorno di creazione. Istintivamente l'uomo e la donna sono due esseri i quali cercano, l'uno nell'altro, le qualit che a loro mancano e che massimamente li spingono alla stima o all'amore; e questa scelta  sempre tanto pi accorta e pi costante quanto pi  inspirata dalla ragione. Il vero amore dunque pu certo nascere anche da una forte attrazione naturale, da un istinto magnetico, ma non pu durare se non  sorretto dalla stima piena e reciproca del carattere e dalle qualit... Ma diamine! io prendo le cose troppo dall'alto. Non vi resta che a riderne!"
"Io non rido affatto", rispose lei con aria tetra "...Sicch voi non avete per me quella stima..."
"...Non tutta quella stima", egli interruppe, "che io richiedo per dare a una donna il mio cuore e la mia vita..."
"Mi disprezzate dunque!" ella conchiuse sdegnata, sentendosi gi per la collera martellare le tempie.
"No, vi compiango", rispose Vladimiro; "ho per voi un interesse affettuoso, non cesso di pensare a voi, vorrei potervi salvare."
"Perch mi disprezzate?" grid lei con le labbra livide, frementi. "Voi non ne avete il diritto. Io non voglio essere disprezzata da voi."
"Che v'importa di me?," chiese Vladimiro in uno sfogo di amarezza. "Che ve ne importa, se avete tutti gli altri ai vostri piedi?"
"Perch mi disprezzate?" torn a domandare Olga: e il grido le usc dal fondo dell'anima. "Ditelo, voglio saperlo!" insistette, ponendo subito con una certa selvatichezza il piede sulla sedia di Vladimiro e lanciando dagli occhi lampi di odio e di ferocia.
"Ebbene; ascoltatemi," diss'egli con freddezza glaciale. "Voi siete una donna di rara bellezza, di grande spirito, dotata di di un'anima tenera, creata per regnare sul miglior uomo che vi possa essere. Vi basta tutto questo? No! Voi volete trionfare ogni giorno con nuovi allori, e riposare ogni notte sulla freschezza di nuovi mirti. La vostra vanit  insaziabile,  un avvoltoio che vi rode il cuore; ma questo povero cuoricino non respinge come quello del Titano. Ed  cos che dopo tutto si prova il disgusto della vita, l'odio degli uomini e il disprezzo della propria esistenza."
Olga dette in qualche gemito dapprima; poi cominci a piangere come una bimba, cacciandosi le mani nei capelli, stringendo i denti per la rabbia. Nel sollevare le braccia la pelliccia si apr, e a vederla cos inclinata su di lui, col petto palpitante di sdegno, con gli occhi scintillanti, coi capelli neri sciolti e agitati, si sarebbe detta una furia, una menade a dirittura.
Vladimiro si alz.
Ella mise un grido di dolore e stese innanzi le braccia coi pugni serrati....
Egli non fece che corrugar la fronte e guardarla. Allora le braccia protese ricaddero e la barina abbass la testa sul petto.
Un momento dopo egli era fuori ed ella si lasciava andare sul tappeto, singhiozzando....
Passarono dei giorni, delle settimane, un mese.
Vladimiro non ricomparve; anzi evit persino di rivedere Michael.
Per Olga il martirio  orrendo. Ella sa ch'egli l'ama e la disprezza; la sua passione s'infiamma egualmente di questo amore e di questo disprezzo. Comincia a scrivere una lettera e la straccia; fa sellare il cavallo per andar da lui e poi non va. Resta delle ore intere immersa in un'amara contemplazione. Un sentimento nuovo, non ancora provato, l'ha invasa; ella non pensa che a lui. La sera, quando si affaccia alla finestra, crede ad ogni istante di sentire il cavallo, il passo, la voce di lui. Passa quasi ogni notte insonne, rivolgendosi nel letto, e non si addormenta che all'alba.
Ora finalmente comincia a comprendere i poeti e la musica.
Scende la sera. Ella siede al piano; suona il Chiaro di luna: e con le note scorrono le lagrime. Suo marito le si avvicina lentamente e la tira a s. Non la interroga, per. Ella poggia la testa su quel petto e piange...
La sonnambula a poco a poco aveva abbassata la voce e si era rivolta altrove con un movimento istintivo di pudore: un amore casto, profondo, faceva vibrare tutto il suo essere.
La notte di Natale, disse continuando il suo racconto, Olga ritornava in slitta da Tulawa, dove suo marito aveva dovuto depositare alcune carte presso il parroco, e la strada passava proprio dinanzi alla propriet di Vladimiro.
Un tremito la prese quando suo marito fece fermare alla porta del cortile.
"Vieni", le disse. "andiamo su a invitarlo."
Olga non si mosse.
"Non vuoi?"
Ella scosse la testa.
Michael entr solo, e ricomparve dopo qualche minuto, con Vladimiro, che salut rispettosamente e sal nella slitta. Durante il percorso nessuno parl. Seduta al fianco di Vladimiro, Olga se ne stava immobile; una sola volta un contatto involontario la fece trasalire. Quando si arriv, Vladimiro, nel guardare quella casa ch'egli tanto conosceva, ebbe uno strano sorriso.
Michael, dopo aver aiutato la moglie a discendere dalla slitta e dopo averla liberata della pesante pelliccia, si stropicci le mani pel piacere che gli dava la compagnia dell'amico.
"Ecco una notte di Natale, come si deve! Io vado a vedere che cosa fanno i bambini."
Usc dunque, lasciando la moglie sola con Vladimiro nel salone.
Ella si abbandon in una poltrona e accese una sigaretta. A un tratto si mise a ridere di un riso nervoso.
"La vostra avversione, il vostro disprezzo", ella disse, "sono tanto forti, che voi non potete trovarvi con me sotto lo stesso tetto. Non  vero?"
"Voi non volete comprendermi", rispose Vladimiro freddamente.
"Ah!" scatt lei. "Voi siete incapace di un sentimento profondo; altrimenti mi giudichereste con maggiore indulgenza.
Questa volta Vladimiro impallid.
"Mi credete?" egli chiese. "Ebbene sappiatelo pure... Io vi amo."
Olga gett la sigaretta, dando in un riso brutale.
"E voi siete la prima donna, che io amo", continu lui con calma. "E questo amore  cos forte ch'io ne soffro. Ne soffro non gi perch non devo amarvi. Mi si spezza il cuore a pensare che una cos bella natura abbia poi un cos detestabile carattere."
A queste parole Olga trasal: i suoi occhi imploravano timidamente piet.
"Non mi guardate cos", egli disse, "non mi  permesso aver dei riguardi. Devo essere spietato con voi. Niente compassione. Ne avete voi forse avuta per il giovane Bogdan, che il signor di Zawale nel bosco di Tulawa ha ucciso in duello per cagion vostra? Ne avete avuta per Demetrio Litwine, che con un colpo di pistola ha mandato a schizzar sulle pareti della sua camera quel suo povero cervello reso folle da voi? Avete forse avuto piet dei vostri figli, di vostro marito, il giorno in cui permetteste a Zawadzky di farvi la corte, e al conte..."
"Ma quando mai, quando mai, ho fatto questo?" grid lei, balzando dalla poltrona spaventata e torcendosi le mani. "E chi vi ha potuto contare tante calunnie?"
"Tutti lo dicono", rispose Vladimiro con un disprezzo appena dissimulato.
"Ebbene! tutti mentiscono", protest con forza la barina, alzando arditamente la testa, rossa in viso e fiera negli occhi ardenti di sdegno, piena della pi invincibile sicurezza di s. "Io dico la verit, Vladimiro: sono innocente del sangue di questi uomini, nemmeno una goccia ricade sopra di me."
"Non vi prendete tanta pena", ribatt Vladimiro. " inutile tentar di convincermi: non vi credo."
Olga con gli occhi pieni di lagrime gli rivolse un lungo sguardo di amore e di dolore, poi lentamente a capo chino si avvi nella stanza accanto.
"Ed ora, credete a queste lettere", disse, tirando convulsamente dallo scrittoio un pacchetto legato con un nastro rosa e consegnandolo a Vladimiro che l'aveva seguita.
"Ma vostro marito pu venire da un momento all'altro", osserv lui con inquietudine.
"Che venga pure!" rispose Olga, fiera della sua innocenza. "Io non devo farmi insultare. E voi prima ascoltatemi: poi mi giudicherete. Ecco una lettera scritta a me da Litwine due giorni prima della sua morte. Scrive cos un uomo che vuol suicidarsi per disperazione d'amore?" E gett con sdegno il pacchetto sulla tavola.
Vladimiro lo prese e lo percorse con ansia febbrile.
"Ecco delle lettere di Bogdan", ella riprese. "Leggetele. Son queste le lettere di un amante che si rivolge a una donna per la quale affronta il duello? Litwine si  suicidato, perch aveva pi debiti che beni; e Bogdan si  battuto col signor di Zawale in seguito a una questione di gioco. Eccovi anche delle lettere di Zawadzky, del conte Mnischek, di tutti gli altri che si chiamano miei adoratori.  cos che scrivono gli amanti, gli uomini a cui una donna ha reso dei favori? Io sono una civetta, lo riconosco, sono vana, ambiziosa, lieta delle mie conquiste, spietata; ma non sono cattiva, non sono una donna perduta. Perch gli uomini mi fanno la corte, le donne invidiose mi calunniano e scagliano ogni colpa su di me. Ho mancato, s, ma non quanto voi credete. Io, sappiatelo, non ho mai tradito la fede promessa a mio marito. Ve lo giuro."
Si rivolse verso la croce di legno che pendeva sul suo letto, ma si trattenne.
"No!", disse con voce ferma, "io voglio giurarvelo sul capo dei miei figli!.... Ed ora, che sapete tutto.... ora insultatemi."
Vladimiro guardava sempre le lettere.
"Sono stato ingiusto con voi", egli disse con un tremito nella voce; "perdonatemi, se potete."
Egli comprendeva di essersi spinto troppo oltre, e si sentiva scosso, avvilito, disarmato dinanzi a lei.
"Non mi schernite", riprese la povera donna con gli occhi pieni di timida e mesta tenerezza. "Io sono colpevole, non quanto pensate voi, ma sento di essere sulla via di perdermi. Sento di dover precipitare, poich mi manca ogni sostegno. Non sapevo che cosa fosse l'amore di un uomo; ora sento che nella vita di una donna  tutto. Senza di voi io andr a fondo in preda alla disperazione e alla morte. Voi potete salvarmi, voi solo. Ed ora respingetemi, pure, da voi."
Vladimiro si sforzava invano di reprimere il suo turbamento: e nascose la fronte fra le mani. A un tratto, senza poter nemmeno frenare le lagrime, in uno slancio che rivelava tutta la forza della disperazione, ella gli si sospese al collo, con la testa sul petto, convulsa. Vladimiro era vinto. Quell'uomo cos forte e cos duro, quell'"uomo di ferro" pianse anche lui come un fanciullo, strinse a s con passione intensa la povera donna, e le loro labbra s'incontrarono. Tutto ci che li circondava era come scomparso: essi sentivano solo i loro cuori battere l'uno accanto all'altro in quel momento di dolorosa felicit....
Dei passi risonarono nella stanza vicina. Vladimiro si sciolse da lei e si ritrasse alla finestra. Olga, pi morta che viva, si sostenne appoggiata allo scrittoio. Il marito, entrando, osserv l'uno e l'altra con occhio penetrante, e disse che la tavola di Natale era pronta. Non fece punto allusione all'incidente, ma per tutto il resto della serata si mostr inquieto e taciturno; mentre Olga beveva l'un dopo l'altro i bicchieri di vino e di liquori, scherzando coi bimbi. Infine Michael si mise a illuminare il presepe e chiam i servi. Con questi entrarono due cantanti di kolendy, un vecchio dalla barba bianca e un giovinotto dagli occhi pieni di malizia; e intonarono con vivacit i nostri vecchi e meravigliosi canti del Natale, ora mestamente rassegnati, ora pieni di sentimento e di buon senso, ora esuberanti di pazza allegria come il carattere della nostra razza.
Tutti fecero coro. Quando poi si cant di Colui che era nel presepe e che dai pastori era adorato e salutato come il salvatore venuto a liberarci dalla morte e dal peccato, la voce di Olga si affievol e fu come sopraffatta da lagrime di contentezza, ed ella giunse le mani sul seno, volgendo lo sguardo verso l'amico al quale aveva dato l'anima sua.
Al destarsi, l'indomani, le parve che tutto nel mondo fosse cambiato come nella sua vita. Il piccolo scacco di sole sul pavimento le dette una gioia infantile, la neve nel giardino e nei campi splendeva di un candore smagliante e benevolo: i corvi che saltellavano su quel gran tappeto bianco sembravano lucidi e lindi; e nel suo cuore era tutta un'agitazione deliziosa.
La seconda festa di Natale, Michael pranzava in casa di un proprietario vicino, piccolo russo anche lui, il quale aveva invitato una numerosa compagnia. Vladimiro lo sapeva.
Nel pomeriggio, mentre gi l'aria si faceva scura e stava per scendere la sera, si udirono nel cortile i sonagli dei cavalli di Vladimiro.
Lei si slanci per andargli incontro, ma si trattenne subito, per pudore, e gli stese la mano con gli occhi bassi. Lui gliela strinse con tutta l'effusione del suo cuore, seguendo nelle stanze la cara e povera donna che tremava. Sedettero insieme su di un piccolo divano scuro, dove ella lo attir fortemente a s. Una purit quasi verginale era in lei, nella sua espressione, nel suo aspetto, in tutta la sua persona, quando timida e appassionata poggi la testa sulla spalla di Vladimiro. In quel momento ella non pensava pi a niente, n a s n a lui; ella piegava la testa su quel petto, ed era felice.
"Mi aspettavate?" chiese Vladimiro, sommessamente.
Ella accenn di s col capo, senza scostarsi da lui, senza lasciare quella dolce posizione. A un tratto poi gli prese il braccio e se lo avvolse intorno con atto di delizioso abbandono.
"Avete riflettuto un po'? Avete indovinato perch son venuto?" riprese lui.
"Indovinare! Riflettere!... Perch?" chiese lei semplicemente. "Io vi amo. Ecco tutto. Che c' da riflettere?"
"E la vostra coscienza", aggiunse egli con tristezza, non vi dice che non dobbiamo affidarci cos senza volont a questa corrente che ci trascina?"
"Sapete bene che non ho coscienza", ella rispose; ed un sorriso pieno di furberia incantevole part dagli angoli della sua bocca, diffondendosi giocondamente per tutto il viso.
"Oggi ho la testa pi calma, pi fredda...", prosegu, serio, Vladimiro, "ed ho lealmente esaminato la nostra situazione. Tutto dipende ora da voi. Appunto io son venuto per decidere insieme del nostro avvenire."
"C' altro?" ella domand. "Io vi amo pi che mai, al di l di quanto  possibile amare. E non voglio saper pi niente."
"Olga!" grid lui quasi spaventato.
"Ebbene!" ella disse levandosi in piedi. "Volete forse dire che avete ceduto all'impulso di un momento di abbandono e che vi siete ingannato credendo di amarmi?"
"Oh! se vi amo!..." rispose lui commosso, con la sincerit calma della passione intima e profonda. "Voi non sapete, voi non potete sapere fino a qual punto io vi amo: ma, appunto perch vi amo, voglio sopra tutto la vostra vera felicit. Cos non potreste esser felice... Ma deve dunque un amore come il nostro, che ci solleva al di sopra di noi stessi, deve proprio questo amore spingervi in quell'abisso in cui prima io vi credevo e da cui volevo ad ogni costo strapparvi? Sinora non siete stata felice, ma almeno non avete mancato ai vostri doveri, non siete stata infedele. E sar io che v'insegner a peccare, a fingere, a ingannare? Sperate dunque vivere in pace; condannata ad aver due facce, una pel marito, l'altra per l'amante, senza sapere alla fin fine quale dei due  il vero e quale il falso? No:  questo ch'io non voglio. Non voglio farvi cadere, voglio render sempre pi puro il vostro cuore, sollevarvi dalla misera gara delle vanit, salvarvi infine e non perdervi. Olga! Olga! anima mia! L'amore ch'io sento per te, credimi,  immenso; ma io non saprei fare quel che agli altri par cos facile. Oh! non poter chiamarti mia moglie. Che cosa orribile! Il matrimonio  un sacramento per noi; e a me sembra una cosa assolutamente vile il togliere la moglie al marito... e poi a un marito come il tuo... a Michael che  il mio migliore amico. Sopra tutto io non potrei rassegnarmi a saperti divisa fra me e un altro... La rassegnazione ha un limite: chiamarti mia e lasciarti in altre braccia no, non  possibile."
Olga lo aveva ascoltato ad occhi aperti, incantata.
"E allora che vuoi?" ella chiese. "Io non ti comprendo. Egli infine  mio marito e ha sopra di me dei diritti sacri..."
"Se questi diritti sono sacri", rispose Vladimiro con tono severo, "noi non li violeremo; io, almeno."
"Vladimiro!" ella grid con uno schianto di dolore e disperazione, gettandogli le braccia intorno al collo. "Che devo faro? Parla! Io voglio tutto ci che tu vuoi."
"Ebbene io voglio solo esser leale", egli rispose, "voglio agire con la buona fede. Mi ami tu veramente?"
Olga gl'impresse sulla bocca le sue labbra umide e ardenti, in un bacio lunghissimo, ebro di passione.
"Ora soltanto capisco che significa amare", ella mormor. "Io non posso pi vivere senza di te, senza gli occhi tuoi, senza la tua voce... Baciami, baciami ancora."
"Senti", diss'egli sciogliendosi dolcemente da lei. "Senti prima", ripet levandosi in piedi e prendendo a camminare su e gi per la stanza. "Io voglio da te anzi tutto la verit... Se la tua vita  legata alla mia, cos come la mia  legata alla tua, abbandona pure tuo marito, ma lealmente, apertamente, a testa alta, in faccia al mondo."
Olga si scosse tutta.
"Ma  questo che non posso", gemette. "Poveri figli miei!... E Michael, che mi ama tanto?... E che cosa si dir di me?... Si tratta del mio onore, vedi..."
Vladimiro le si avvicin e se la strinse teneramente al petto.
"S, s, anima mia", egli interruppe con voce sommessa ma vibrante di passione. "Non voglio costringerti a nulla, non pretendo che tu debba seguirmi; ma, bada, allora devi rassegnarti al tuo dovere e reprimere, distruggere, dimenticare il tuo amore per me..."
"Vladimiro!" grid lei, pallida e immobile, rabbrividendo dallo spavento. "Tu, dunque, vuoi abbandonarmi!"
A questo dubbio tremendo ella si avvinse pi strettamente a lui, con la forza della disperazione, e prorompendo in lagrime, gli poggi la bella fronte dolente sui ginocchi.
"Non mi abbandonare! Per amore di Dio, non mi abbandonare. Senza di te io mi perdo, io muoio... No, io non ti lascio!"
Egli volle rialzarla, ma ella si aggrapp a lui sempre pi disperatamente, bagnandogli i piedi di lagrime.
"Io ti amer sempre", disse lui mestamente, "amer sempre te sola e nessun'altra; verr qui tutti i giorni. Ti far conoscere i poeti, le storie antiche, i fiori, gli animali, le stelle; amer i tuoi figli e tuo marito."
Un bacio appassionato e ardente ch'egli le impresse sui capelli, disse anche pi di queste parole.
"Se tu puoi lasciarmi a lui", mormor ella, "vuol dire che non mi ami."
"E non  anche un lasciarti a lui, se tu diventi mia amante e resti sua moglie?" chiese con amarezza Vladimiro.
Olga tacque.
"Bisogna rassegnarsi", egli riprese.
"Non posso."
"Devi potere; io non ti far perdere", insistette egli con voce sommessa ma ferma. "Ora tu sai quale deve essere la tua scelta."
"Io non so nulla; so questo soltanto, che ti voglio tutto intero", ella disse con un grido di passione.
"Clmati", consigli lui, severo. "Non vedi? Ora devo andar via."
"Vladimiro!"
"Ma s, devo andarmene. Ti lascio il tempo di riflettere; quando avrai presa una determinazione, scrivimi: e cos sar meglio. Allora io ritorner, come prima, calmo, sereno, da buon amico, senza rancore e... senza speranza."
Le stese la mano.
"Te ne vai, senza baciarmi?" disse lei in tono di rimprovero, e gli gett le braccia al collo, suggendogli, mordendogli quasi le labbra, sino a sangue. "Ora va". aggiunse poi, rialzandosi i capelli che le erano scesi sulla fronte. "Vattene pure!... Ma, guarda, ecco che ora non puoi andare... Come sei debole!"
" vero", egli balbett, stringendola a s fortemente con le lagrime agli occhi. "Ed ora via!" disse infine, liberandosi da lei ed uscendo in fretta.
Un momento dopo, egli dalla slitta si voltava indietro a guardare, ed Olga dalla terrazza sventolava il fazzoletto...
L'indomani e i giorni seguenti ella lo attende invano. Arriva la sera di San Silvestro; c'era da giurare ch'egli sarebbe venuto, e pure non viene. Il giorno di capo d'anno egli manda con un servo la sua carta da visita.
La barina si chiude nella sua stanza a pensare e a tormentarsi il cervello, ma non trova una soluzione. Tutte le vanit della vita, tutte le miserie del dubbio, tutte le fitte del dolore opprimono il suo cuore.
Invano ella si chiede che cosa deve volere; cessa infine di pensare e si abbandona all'indefinito, che la trasporta verso una felicit senza limiti, intravista nel lontano.
Il mattino seguente, ella, appena desta, introduce i suoi candidi piedini nelle pantofole e corre allo scrittoio. Non sa ella stessa che cosa scrive: vuole soltanto ch'egli venga. La febbre della passione la divora... Il cosacco monta in tutta fretta a cavallo e va, ma ritorna senza risposta. Vladimiro non viene.
Egli se ne sta presso la finestra della sua stanza da studio, seduto nella vecchia poltrona logora dagli anni, che lascia veder l'imbottitura a traverso gli strappi. Dinnanzi a lui si stende nella sua solennit triste e silente il paesaggio invernale; ed egli legge un libro, che  come la sua bibbia, che cos spesso gli ha dato coraggio e conforto: il Faust del Goethe. Non trova nella sua lingua un libro che gli possa esser caro come questo.
"Un solo in te credevi il sentimento;
E mai tu l'altro non avessi appreso!
Ah! che due anime, ora, in petto io sento..."
Quest'ultimo verso egli lo comprende oggi per la prima volta.
Comincia a scender gi la sera. Egli si tira indietro, appoggiandosi; chiude gli occhi e ripete e sente ripeter nel fondo dell'anima le parole di questo verso.
Un lieve rumore giunge al suo orecchio. Si direbbe un rumore di piccole zampe vellutate. Sar forse il gatto. Non val la pena di muoversi...
Quand'ecco un riso argentino, simpatico, biricchino risonare al di sopra di lui. Mentre egli si volta, Olga gli appare dinnanzi, si toglie la pesante pelliccia, gliela butta addosso, e, prima ch'egli possa liberarsene, gli si  gi messa ai ginocchi, abbracciandolo e coprendolo di baci.
"Dio mio! Che fate? A qual pericolo vi esponete?" grid lui con spavento. "Alzatevi, Olga. Voi non potete restar qui neppure un momento."
"Io non mi muovo", mormor ella. "Non temo nulla: sono con te." E lo strinse anche pi forte fra le sue braccia, poggiandogli la testa sui ginocchi.
"Olga, Olga mia, io tremo per te", disse Vladimiro, implorando. "Lasciami: te ne scongiuro."
"Tu mi hai lasciata", rispose lei, "ma io non ti lascio. Rester sino a notte, e ritorner tutti i giorni."
"Per amor di Dio, no!" grid lui.
"Verr, a ogni costo, verr", insistette Olga, risoluta.
Egli la guard lungamente, come a scrutarne il pensiero. Ora non la comprendeva pi. Era quella la donna timida, paurosa, indecisa ch'egli aveva conosciuta?
La testa gli si accendeva: un'idea improvvisamente gli si affacci.
"Hai forse deciso della mia sorte?" egli chiese eccitato. "E allora, parla."
Olga restava immobile.
"Ma parla, dunque, te ne prego; parla una buona volta."
Ella sent che i ginocchi gli tremavano.
"Credimi", ella rispose senza poter alzare gli occhi. "Credimi: io non ho la forza di sciegliere fra te e i miei figli. Non mi far soffrire: rendimi amore per amore e non dimandare.... non dimandare."
"Via! una risposta  necessaria. Olga, amor mio, rispondimi, ti prego", torn a supplicare lui con vero spasimo.
"Non voglio rispondere", ella dichiar.
"Pensa!" egli aggiunse. "Si tratta, di te, della tua felicit, della tua coscienza, della tua pace, della tua vita, forse."
" di te, invece, che si tratta", replic lei, infiammandosi, "del tuo egoismo, della tua scrupolosit morbosa, dei tuoi principii inflessibili! Non puoi nulla sacrificare, mentre io ti do tutto?"
Vladimiro si alz: la pelliccia di Olga cadde a terra. Ella in piedi, appoggiata alla poltrona, lo seguiva con gli occhi, mentre egli, in preda a un tormento indicibile, andava su e gi per la stanza.
"Sono venuta qui", ella riprese con energia, "per mostrarti che mi sento capace di sacrificarti tutto: il mio onore, mio marito, i miei figli, me stessa. Ed ora, scacciami, se puoi!"
"No, no: io non ti discaccio", balbett Vladimiro.
"Ed allora? che vuoi?" chiese Olga avvicinandosi a lui. "Sar tua, completamente tua..."
"Ma che! Non sei forse la moglie di un altro?" disse Vladimiro con brusca freddezza, e nei suoi occhi apparve quel lampo di duro sarcasmo che lo aveva sempre agitato sin nel fondo dell'anima.
Questa volta ella sostenne lo sguardo di Vladimiro con disprezzo, socchiudendo le palpebre.
"Dammi la mia pelliccia", disse infine, "voglio andarmene."
Vladimiro, senza dire una parola, le mise la pelliccia sulle spalle.
Ella fece qualche passo verso la porta, e si ferm.
Una grande rabbia improvvisamente l'aveva invasa nel vederlo tanto calmo, tanto padrone di s.
Ella vuol tormentarlo e renderlo felice, farlo struggere di desiderio, farlo tremare dinnanzi a lei. Ella non concepisce, non tollera, nemmeno per idea, che egli non voglia possederla. Per quanto la passione in lui non possa distruggere del tutto gl'inflessibili principii e l'austera morale, pure egli non l'ama ciecamente, non l'ama come un cuore fiero, superbo e assorbente vuol essere amato. Ella sente che per dominarlo interamente, per averlo in suo pieno potere, senza volont e senza resistenza, bisogna ricorrere ai mezzi estremi, sconvolgere quella fredda tenacia di ragione.
"No: resto", diss'ella quindi con un piccolo grido rauco, battendo il piede in terra. "Non me ne vado pi." E un tristo sorriso le corse su per le labbra, mentre ella si abbandonava nella poltrona, lasciando cadere la pelliccia.
"Perdonami", implor Vladimiro, "perdonami se ti ho, non volendo, offesa: a me per il primo ci ha fatto male, assai male. Sentimi, Olga, anima dell'anima mia. Tu conosci ora la mia ferma convinzione, tu mi ami e non puoi pi lasciarmi: lo vedo, lo sento io stesso. Ed io, io pure, non saprei vivere senza di te. Te ne prego, dunque: prendi una risoluzione; lascia quella casa dove la pace oramai  distrutta per sempre, e diventa mia, tutta mia: queste mani ti guideranno a traverso le aspre vie della vita: io voglio servirti , proteggerti, non vivere che per te."
"E che? forse non voglio esser tutta tua?" grid lei in un abbandono pieno di volutt alzando verso di lui gli occhi grandi e sereni.
Vladimiro scosse la testa, sedette sul vecchio divano sdrucito, fiss lo sguardo a terra, senza rispondere.
"Come? Dubiti ancora?" ella aggiunse. "Ebbene, tu non puoi convincermi, ma io posso convincer te."
Un dolce rossore le si diffuse sul volto. Ella si diresse verso la porta, la chiuse e si lasci andare sul divano, di fronte a lui.
"Olga, che fai?"
"Son qui! Vieni!" diss'ella. "Ma guarda come tremi!... Vieni..."
E vedendolo perplesso, si alz lei e gli si strinse accanto, con tenerezza infinita.
"Ma, dunque, hai paura di me?"
"S, ho paura; davvero paura", rispose lui febbrilmente. "Abbi piet di me! Vattene!"
"Ho piet di te, e resto", mormor lei, ridendo. "Tu sei vinto."
Ella con le papille dilatate, le nari frementi, in uno slancio imperioso di passione, si avvinse a lui, e cominci a baciarlo, mostrando a traverso le labbra contratte dal desiderio i suoi bei denti bianchi. Cos, nella sua indomita crudelt, era graziosa e terribile come una tigre.
"Tu mi soffochi coi tuoi baci", mormor Vladimiro. "L'anima mia  come la cera nelle tue mani."
Ma quel seducente demone di bellezza non era contento di rapirgli l'anima.
"No: devi perdere la tua fredda ragione", ella ingiunse. "Solo allora saremo eguali."
E continu con le sue labbra umide ed ardenti a tempestarlo di baci, che lo rendevano folle, sinch, d'un tratto, egli la tir a s, inconsapevolmente, cacciando le mani nella molle abbondanza di quegli splendidi capelli sciolti.
"Guardami negli occhi", balbett lei....
In quel momento infine spariva una buona volta tutto ci che l'aveva costretta a soffrire: dubbi, tormenti, umiliazioni, dispetti. L'uomo ch'ella amava, non aveva una goccia di sangue che non ardesse per lei!
E quando, sciogliendosi dagli abbracci, egli le si abbandon, vinto, sul petto, e poi le cadde ai ginocchi per adorarla, ella dette in un piccolo riso di trionfo.
"Vedi", ella mormor, "tu mi hai disprezzata, scacciata da te: e pure ora sei ai miei piedi e se io volessi...."
"S, pur troppo io ti ho amareggiata ed offesa", riconobbe lui, come fantasticando.
"Ora potresti rendermi la pariglia."
"Povero ingenuo!" sospir lei, maliziosa. "Che ci guadagnerei? Pensa un po'!"
"Ah! se potessi ancora pensare!" egli rispose con una espressione di dolce e appassionata tristezza. "Un sentimento profondo prepotente ed immenso assorbe tutti gli altri. Ho dato a te i miei pensieri migliori, le vibrazioni pi intime e pi forti del mio cuore, ho fatto a te il sacrificio dei principii di tutta una vita; mi sono abbandonato fra le tue braccia con una dedizione completa; e tu ora scherzi come una leonessa con la sua preda! Ora io non ti domando pi, che cosa sar di noi... non lo so... altro io non so, che voglio esser tuo... perch devo esser tuo... perch non saprei essere altro..."
Ella non rispose. Una calma piena di volutt le era scesa sino al fondo dell'anima: sapeva oramai che cosa  l'amore, che cosa  la felicit....
Poco tempo dopo il suo matrimonio, Olga, aveva regalato alla sua nutrice un piccolo terreno, con una casetta rustica, che si nascondeva nel bosco.
La vecchia fedele e servizievole divenne la grande confidente, e gli amanti si vedevano l, in una piccola stanza che Olga segretamente aveva accomodata con lusso e con gusto.
Vladimiro le apparteneva ora completamente.
Sentivano l'uno e l'altra di vivere una vita nuova. Per Olga ogni pena, ogni tormento, ogni ricordo del passato era scomparso nell'irraggiamento che dalle profondit pi intime dell'anima sua si diffondeva da per tutto, riverberando sul mondo intero una gloria di luce e di gioia. E di questa felicit infinita ella aveva ritrovata una timidezza tenera e dolce, un riserbo quasi di fanciulla, una ingenuit vera e schietta che commoveva intensamente Vladimiro.
Fu allora che per la prima volta cominci in lei a parlare questa seconda voce. Gli occhi sovrumani di Vladimiro avevano svegliata, suscitata quest'anima nuova.
La manifestazione avvenne durante un temporale. Le lampade erano spente, e solo i lampi illuminavano di pallida luce la stanza. Olga si era addormentata fra le braccia del suo amante. A un tratto le vennero le visioni ed ella si mise a parlare in sogno.
Vladimiro sul principio non comprese, la scosse pel braccio la chiam per nome, ma non riesc a svegliarla. Un terrore indicibile lo invase, ed egli stette, ora curioso ora inquieto, a sentire le parole di Olga, fin che cess il temporale, il tuono rison soltanto nel lontano, si dileguarono le nubi ed ella rimase rischiarata in piena luce dalla luna.
Allora Vladimiro riprese coraggio e cominci a interrogarla sulle questioni pi ardue.
"C' un Dio?" lo chiese.
"Non ne so niente", ella rispose.
"E c' una vita dopo la morte?"
Olga scosse leggermente la testa, lo guard e prese a parlare come se si fosse stimolata la sua vena. Disse di non poter veder di l dalla nebbia terrestre, di non sapere che cosa  dell'uomo dopo la morte: ella aveva solamente paura di vedersi seppellita in una fossa dove i vermi l'avrebbero corrosa: avrebbe preferito di restare sotto il libero cielo, ma l sarebbero venuti i corvi a divorarla; e volle la promessa che l'avrebbero deposta in una tomba.
A poco a poco Vladimiro si abitu a questa second'anima, ad ascoltar volentieri quest'altra voce, e ad amarla come la prima.
Olga poi avrebbe data la vita per lui e passava le ore con Vladimiro come in un sogno felice.
Ora ella odiava le societ; e, solo per non dar luogo a commenti, vi faceva delle apparizioni di tanto in tanto.
Vladimiro veniva spesso al castello e non di rado vi rimaneva la notte. Allora egli dormiva qui, in questa camera, in questo letto, ed Olga...
La sonnambula qui si ferm, con una pausa molto significante.
E Vladimiro era cos buono, ella riprese, che portava ogni volta dei libri per leggerli ad Olga e faceva anche scherzare i bambini con una pazienza d'angelo.
Al ritorno della primavera egli coltiv con lei il giardino. Non vi era fiore che essi non avessero piantato insieme. Le api si posavano sulle mani di Olga e i canarini le salivano sui capelli. Ella conosceva anche i nidi delle capinere, dei fringuelli e degli usignuoli, poich Vladimiro le mostrava assai spesso come i grandi volavano al nido e come imbeccavano i piccini.
L'estate andavano insieme pei campi e sedevano al confine del bosco o sulla terrazza a contemplare il cielo sereno disseminato di stelle, e Vladimiro le recitava le strofe meravigliose di poeti diversi, ch'erano rimaste impresse nella sua memoria e che fluivano limpidamente dalla sua bocca.
Olga disegnava, ora, con grande vena, abbozzando scene e paesaggi dal vero, e quando componeva qualche cosa e Vladimiro si metteva ad osservare, ella gli leggeva la contentezza negli occhi splendenti, e allora non c'era sulla terra una felicit pari alla sua.
Dopo il raccolto fecero tutti insieme una escursione sui Carpazii. Michael con la guida formava l'avanguardia. Vladimiro conduceva il cavallo di Olga per la briglia. Fecero cos l'ascensione della montagna nera, videro lass il lago scuro e senza fondo, contemplarono dalle pi alte cime la pianura immensa, infinita della terra nativa che si stendeva ai loro piedi.
Quando poi venne l'inverno a confinarli di nuovo nel tepore intimo e dolce della casa, l'amore adornava loro di mirto e di rose le vecchie pareti, e le muse riempirono di luce e di melodia la cara penombra del salone.
Allora Michael sedeva coi bimbi sul divano. Vladimiro in una delle poltroncine scure ed Olga al piano. Ella sonava le splendide composizioni dei grandi maestri tedeschi o accennava con Vladimiro uno di quei malinconici canti popolari della piccola Russia. Spesso egli portava un libro, ne scieglieva un brano e leggeva insieme con lei: e, cos, lui faceva, per esempio, Faust, e lei Margherita, lui Romeo e lei Giulietta. I loro occhi nei lunghi e intensi sguardi cesellavano il commento.
Appena lo stagno fu gelato, passarono intere mattinate pattinando al sole, e Vladimiro le insegnava a incidere delle figure nel ghiaccio. Quando andavano nella slitta ella stendeva la sua pelliccia sui ginocchi di Vladimiro e gli poneva i piedi sui piedi come sopra un comodo sgabello...
E pure aveva anch'essa le sue ore grigie, le sue ore di pena e di tristezza.
A volte un profondo rimorso la tormentava, ed ella avrebbe voluto allora dir tutto al marito, espiare la sua colpevole felicit. A volte, invece, ella avrebbe desiderato di correre per il mondo col suo Vladimiro, ma il pensiero dei figli e dell'onore la tratteneva. In questo contrasto, in questa fluttuazione di pensieri e di sentimenti ella si smarriva e si rattristava: ma quando era nelle braccia di Vladimiro, quando i loro due cuori battevano l'uno sull'altro, allora ella dimenticava tutti i dubbi, tutte le ansie, tutti i rimorsi, ed era felice.
E pure non sempre veramente e pienamente felice!
Vladimiro taceva, ma su quella fronte corrugata ella spesso leggeva l'amaro rimprovero ch'egli si rivolgeva: "Io tradisco il migliore amico; io stesso ho fatto precipitare nel fango e nel peccato la donna che volevo innalzare alle pi pure idealit."
Ma spesso  ben altro che la tormenta.
Chi ha notata la poca armonia che c' tra lei e il marito si crede in dovere di compiangerla: mentre essa  cos follemente felice, cos fiera della sua felicit, che vorrebbe proclamare altamente, in faccia a tutto il mondo: "io amo, io sono amata da un uomo che io per la prima ho conquistato e a cui io sola ho saputo porre il piede sulla testa superba."
Ella ha desiderato il segreto e intanto non sa mantenerlo. Vorrebbe essere invidiata, vorrebbe sopra tutto che fosse invidiato Vladimiro, di cui ella, coi sui favori, ha fatto un Dio.
Cos ella stessa svela e tradisce il suo amore.
Non c' occasione ch'ella non colga premurosamente per distinguere in qualche modo il suo Vladimiro.  lui solo che le tiene la staffa, che la fa discendere dalla slitta, che le toglie la pelliccia:  lui ch'ella scieglie per cavaliere nei balli, che deve offrirle i rinfreschi, versarle da bere, trinciarle gli uccelli nel piatto. Allora ella prende qualche bocconcino e porge a lui il resto sulla sua forchetta, o pure gli lascia il suo bicchiere per bere in quello dove ha bevuto lui, e cerca coi suoi piedi quelli di Vladimiro. I suoi occhi non lo lasciano un istante quando egli  con lei, e son sempre rivolti alla porta se egli  atteso: e appena arriva lui, ella prima impallidisce poi si fa rossa. Ne tesse sempre un elogio appassionato, parlando del nobile carattere, dello spirito acuto, della genialit profonda di Vladimiro, con un entusiasmo che anche i meno accorti e i meno cattivi son costretti a notare.
Si forma cos una diceria, ch' tutto un tessuto di verit, di bugie, di pettegolezzi; e infine nessuno pi dubita, oramai, che Vladimiro Podolew sia l'amante fortunato della bellissima e fiera barina.
Delle parole vaghe, degli accenni a doppio senso giungono sino a Michael; che non sa concepire un dubbio sul conto della moglie, ma infine s'insospettisce e comincia a tenerle gli occhi addosso.
Cos un anno  passato....
La primavera manda su dal giardino i primi fiori a traverso la porta del salottino in cui Olga, Michael e Vladimiro seggono intorno alla tavola da the.
 sera. L'aria  viva e fresca, stranamente ricca di profumi; il cielo sereno, stellato; qualche uccello canta gi, nei campi; l'anima s'agita come in un'aspirazione indefinibile di desiderio, in un dolce languore, in una felicit senza calma.
Dei moscherini d'un verde dorato ronzano intorno alla lampada, e delle farfalline bianche vengono a battere contro il globo di cristallo opaco. Vladimiro ha dinnanzi a s un volume di Shakespeare, aperto; Olga legge di sopra alle spalle di lui:
"GIULIETTA. Che credi? Ci rivedremo sempre?
"ROMEO. Ma s, non ne dubito. E tutte queste sofferenze serviranno per gl'intimi ricordi dell'avvenire.
"GIULIETTA. Oh! Dio! l'anima mia  piena di tristi presentimenti. Mi sembri ora cos lontano, cos in basso! Come se tu giacessi, morto, nel fondo di una tomba. O i miei occhi m'ingannano o tu sei pallido."
Olga, pronunziando queste parole, avvert una strana oppressione al cuore, triste come un cattivo presentimento, e guard Vladimiro, che davvero era diventato spaventevolmente pallido.
"Non posso continuare", mormor lei. "Mi sento oppressa: non so da che dipende."
" l'aria della primavera", disse Michael. "Chiudiamo la porta."
Olga usc un momento sulla terrazza, rientr e riemp le tazze, sedendosi dirimpetto a Vladimiro.
Suo marito non li perdeva di vista, e mentre sembrava assorto nella lettura del suo giornale, osserv ch'essi si scambiavano uno sguardo di folle tenerezza. Quasi a un tempo sent premere il piede suo da quello della moglie.
" il piede mio", disse egli semplicemente.
Olga si scosse tutta; un tremito la colse e dovette piegarsi sulla tavola, d'onde azzard, perplessa un timido sguardo verso il marito, che, calmo in apparenza, ma con lo spasimo della contrazione dolorosa sul volto, si allontanava lentamente dal salotto.
"Tu ci hai traditi", disse sotto voce Vladimiro.
"Lo temo anch'io", mormor lei. "Tanto peggio! Egli sapr tutto. Oramai son tua, tutta tua."
Egli la guard commosso, le prese la mano e v'impresse le sue labbra.
"Oh! come ti amo!..." ella sospir. "Ed ogni giorno, ogni ora sempre pi, sempre pi! Tu devi restare. Ho tante cose che ti voglio dire..."
"Non questa notte, no: te ne prego, per l'amor di Dio!... Ho un cattivo presentimento..."
Michael aveva tossito prima di rientrare. Venne a prendere la sua tazza di the; poi si lament di avere una forte emicrania.
"Andiamo a letto", disse infine con aria cupa.
Vladimiro strinse la mano a lui e ad Olga, e si ritir nella sua stanza, dove si gett cos com'era, tutto vestito, sul letto.
Poco dopo mezzanotte intese sulla terrazza il fruscio di una veste.
Egli si avvicin alla finestra e non vide nulla: calma e silenzio dovunque. Improvvisamente Olga usc dall'ombra che la nascondeva e gli prese le due mani.
"Ecco il tuo cattivo presentimento!" diss'ella ridendo.
Vladimiro non rispose, la fece entrare, guard con diffidenza nel giardino e chiuse la finestra.
Olga si era seduta. "Ti fo paura, forse questa notte?" ella soggiunge scherzando. "Hai ragione."
E gli gett le sue bianche braccia, come un laccio, intorno al collo, tirandolo a s....
"Qui mi sento soffocare dal caldo", sospir lei dopo qualche tempo. "Apriamo la finestra."
Vladimiro scosse la testa.
"Che hai?" ella chiese con un riso argentino. "Si direbbe che temi di mio marito!"
Ella si lev, apr la finestra e si strinse di nuovo a lui.
"Olga ti prego, vattene", implor Vladimiro con voce tremante.
"Lo dici sul serio?"
"Sicuro: se mi ami un poco, vattene; fammi questo piacere, te ne scongiuro!"
Olga rialz la testa in segno di protesta e prese ad arruffargli spensieratamente i capelli.
A un tratto egli fece un movimento verso la finestra; ella spaventata, si volt subito.
Era troppo tardi.
Suo marito era dinnanzi a loro.
Olga si ritrasse muta e atterrita; Vladimiro balz per interporsi.
" inutile proteggerla", disse Michael con freddezza agghiacciante. "Non le faccio nulla. Va nella tua stanza, Olga; noi altri due abbiamo un paio di parole da scambiare insieme."
Ella usc dopo essersi rivolta con la pi intensa espressione di dolore a Vladimiro, che la guard con gli occhi splendenti di un fuoco assai cupo. Giunta nella sua stanza, ella vi si chiuse e si gett sul letto in preda a una disperazione tremenda.
Dopo qualche momento intese il marito che entrava nella propria stanza, poi lo scalpitio di un cavallo e poi per molto tempo non intese pi nulla: silenzio profondo.
Infine il passo fermo di Michael rison di nuovo nel corridoio: si ud il suo morello nitrire gi, nel cortile, e qualche minuto dopo galoppare per la via maestra.
Si fece giorno. Una luce grigia e pallida penetrava nella stanza.
Olga apre la porta.
Silenzio. Esce sul ripiano della scala e chiama di nuovo. Allora sale dal cortile il cosacco, sbadigliando e stropicciandosi gli occhi.
"Dov' Vladimiro?" ella chiede. "E dov' il padrone?"
"Il padrone ha scritto delle lettere", risponde, il cosacco mordendo indifferentemente un filo di paglia, "e poi  montato a cavallo. Il signor Vladimiro  partito prima."
Ella ritorna nella sua stanza. Ora  certa pur troppo che quei due si battono. I ginocchi le si piegano, il sangue le si agghiaccia nelle vene: non ha pi lagrime.
Prostrata dinnanzi al crocefisso che pende al di sopra del suo letto, dandosi dei pugni in fronte, ella spera persino che Michael, il padre dei suoi figli, resti ammazzato, lui anzi che Vladimiro; e prega e si dispera....
Infine un galoppo risuona sulla strada, poi nel cortile.
Ella ascolta con ansia febbrile, con la testa inclinata da quella parte, con le arterie pulsanti terribilmente; ma non osa muoversi.
Si odono dei passi... Ella si sente morire.
 suo marito.
"Egli  morto", dice Michael con voce tremante. "Ecco una lettera per voi. All'onore, ho provveduto. Ora siete libera di andarvene, se volete...."
Ella non intese pi nulla. Gli orecchi le fischiavano. E cadde svenuta.
Quando rinvenne, era ancora l, per terra, e il suo primo sguardo fu pel crocefisso in capo al letto.
Non si ricordava pi di quanto era accaduto; solo avvertiva un vuoto spaventevole e uno stordimento enorme della sua testa, e come una ferita al cuore.
Poi s'accorse della lettera; e, a misura che la guardava, le idee cominciavano man mano ad affollarsi nella mente. Ma ella era come pietrificata dal dolore; l'apr quasi indifferentemente, e lesse.
"Amor mio!
"Tu eri tutto per me: la mia vita, la mia felicit, il mio onore. Per te ho peccato, rinnegando i miei convincimenti migliori. Quel che ho fatto richiedeva una dura espiazione.
"Quando tu leggerai queste righe, il mio destino sar compiuto. Non piangere per me. Tu hai riempito di tanto amore e di tanta felicit un anno della mia esistenza, che quest'anno vale tutta una vita. Ed io te ne ringrazio.
"Sii felice! E se non puoi esser felice, cerca di fare il tuo dovere.
"Lasciami vivere nei tuoi ricordi. Addio. Per sempre tuo
VLADIMIRO"
Olga pieg la lettera in silenzio, si vest e si pose ad allestire i suoi bauli. Voleva partire immediatamente.
A un tratto sent i suoi bambini nel corridoio; apr la porta, e se li vide, allegri, saltare al collo. Allora un pianto convulso la prese, e i bauli restarono aperti...
Vladimiro fu trovato morto nel bosco di Tulawa, nel luogo pi tranquillo, a dieci leghe di circuito. Fu la guardia campestre del comune, il vecchio Balaban, che lo scopr facendo la ronda.
Era disteso alla supina, con una palla al cuore e una pistola in mano.
Gli si rinvenne addosso una lettera, una di quelle lettere che ognuno scrive quando il duello  ad ultimo sangue, quando si tratta di vita o di morte. Eran poche parole, in cui egli dichiarava di essersi suicidato. E, come suicida, fu sepolto fuori la cinta del camposanto...
Quel che avvenne dopo fu molto semplice:  storia di tutti i giorni.
Olga detestava con tutta l'anima suo marito, e pure rimase con lui. L'atrocit del dolore per poco non la fece impazzire.
Spesso, fremente di odio ed avida di vendetta, caric la pistola che aveva ucciso Vladimiro, per servirsene contro il marito... e pure rimase con lui... poich non volle rinunziare all'infernale piacere di vederlo soffrire, poich sapeva ch'egli l'amava sempre e che si struggeva nel tormento orribile di averla con s, come se non fosse sua.
La vita di Olga fu d'allora in poi una vita senza sole, tetra e pesante.
Una pallidezza estrema si diffuse sul suo volto e non scomparve pi. Il suo cuore  malato; e nelle notti di luna ella deve alzarsi, girare, camminare senza tregua...
La sonnambula qui tacque un momento.
Ora che il signore sa tutta la storia, ella disse infine con placida e commovente rassegnazione, ora pu comprendere la povera Olga e... tacere... Oh! s lo credo. soggiunse a un gesto che io feci per rassicurarla, egli sapr serbare il segreto. Addio. Il gallo ha cantato due volte. Ecco l'alba che stende l, ad oriente, una larga fascia di luce, pi bianca del latte... Io vado.
La barina usc lentamente, calma e serena, quasi statuaria nell'imponenza della sua bella persona, rialzando con gesto indolente i capelli dalla fronte. Sulla terrazza si volse ancora e si mise un dito alle labbra: poi disparve...
Stetti un po' a sentire, mi alzai e corsi alla finestra aperta. Non vidi altro che il giardino addormentato sotto la luce argentea della luna, nel gran silenzio della notte....
Quando l'indomani entrai nella stanza da pranzo, il padrone di casa m'invit a far colazione con lui.
Dopo le indicher io stesso la strada, egli aggiunse gentilmente.
E come sta la signora? io chiesi esitando.
Mia moglie  indisposta; rispose lui con una certa indifferenza. Soffre assai di emicrania, specialmente quando c' luna piena. Conosce lei, per caso, qualche rimedio contro questo male?
Non ci lasciammo che dopo esser giunti all'altro lato della foresta.
Io non ho profittato del suo cordialissimo invito di fargli visita. Ogni volta che passo di notte dinnanzi alla porta del castello solitario, circondato di tetri pioppi, una grande tristezza mi assale.
Non ho mai pi riveduta la barina; ma spesso ho riveduto come in un sogno le sue forme graziose, la sua testa nobile, il suo volto pallido dalle palpebre socchiuse, e i suoi splendidi capelli neri, agitati dal vento.
...
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...
FINE.